FBI: l’IPv6 favorirà il crimine

I vertici dell’FBI, la polizia federale degli Stati Uniti, avrebbero espresso preoccupazione a riguardo dell’ormai necessario passaggio al nuovo protocollo per l’assegnazione degli indirizzi di Rete; a loro parere l’IPv6 potrebbe essere un ostacolo all’identificazione dei criminali.

Il nuovo standard renderebbe infatti più complesso il monitoraggio delle attività criminose attraverso dispositivi in grado di produrre traffico dati; reati come per esempio il sequestro di persona e l’organizzazione di attentati terroristici diventerebbero forse più diffcili da reprimere.

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Il problema starebbe tutto nel fatto che l’ARIN (American Registry for Internet Numbers) dovrà assegnare i blocchi di indirizzi IP ad intervalli di circa 10-15 anni; i provider potrebbero così ritardare notevolmente l’aggiornamento dei registri rendendo vani i tentativi di identificazione.

A questo punto potrebbe essere necessaria una normativa che imponga agli ISP di aggiornare puntualmente i propri Whois Database, diversamente si potrà contare soltanto sulla buona volontà di questi ultimi che potrebbero risolvere la questione con un proprio codice di autoregolamentazione in materia.

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Claudio Garau
Claudio Garau
Web developer, programmatore, Database Administrator, Linux Admin, docente e copywriter specializzato in contenuti sulle tecnologie orientate a Web, mobile, Cybersecurity e Digital Marketing per sviluppatori, PA e imprese.

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