AI a scuola, ChatGPT e Gemini: l’allarme degli insegnanti

AI a scuola, ChatGPT e Gemini: l’allarme degli insegnanti

L’intelligenza artificiale sta entrando nelle scuole europee, ma il suo impiego divide studenti e insegnanti: il 76% degli alunni si aspetta di utilizzare strumenti AI per studiare, mentre l’80% dei docenti ritiene che la tecnologia stia arrivando nelle aule troppo rapidamente. È il quadro delineato dallo studio Educate to Empower 2026, commissionato da Epson e realizzato da Focaldata in sei Paesi, tra cui l’Italia.

La ricerca, pubblicata in occasione del rientro a scuola, ha coinvolto 3.360 persone nel Regno Unito, in Francia, Germania, Spagna, Polonia e Italia. I dati mostrano una diffusione già significativa di sistemi come ChatGPT e Gemini, ma anche una crescente preoccupazione per il loro impatto sulle competenze fondamentali e sui metodi di valutazione.

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Studenti favorevoli all’AI, utilizzo già diffuso

Per molti studenti l’intelligenza artificiale è destinata a diventare uno strumento ordinario nelle attività formative. Il 76% degli intervistati si aspetta infatti di poterla usare per l’apprendimento, mentre l’87% dichiara di ricorrere già a strumenti AI almeno una volta alla settimana.

La frequenza di utilizzo riguarda applicazioni capaci di generare testi, spiegare concetti, risolvere esercizi o supportare la ricerca di informazioni. ChatGPT, sviluppato da OpenAI, e Gemini di Google sono tra i servizi più conosciuti nel panorama dell’AI generativa, ma il settore comprende anche numerose piattaforme dedicate alla produttività e allo studio.

La disponibilità di questi strumenti modifica il rapporto tra studenti, compiti e conoscenza. Un sistema AI può aiutare a chiarire un argomento o a proporre una spiegazione alternativa, ma può anche produrre direttamente una risposta completa, rendendo più difficile capire quale parte del lavoro sia stata realmente svolta dall’alunno.

Il timore dei docenti: competenze e valutazioni a rischio

Il 68% degli insegnanti coinvolti nello studio associa all’uso dell’AI per i compiti un effetto negativo sull’apprendimento. La preoccupazione più citata riguarda il possibile abbandono delle competenze di base: l’81% dei docenti afferma di aver osservato tra gli studenti l’idea di non dover più imparare a scrivere correttamente o a eseguire calcoli, perché ChatGPT, Gemini e altri strumenti possono farlo al posto loro.

Il rischio non riguarda soltanto la correttezza di un testo o la soluzione di un’operazione. Scrivere, argomentare e affrontare un problema sono attività attraverso cui si costruiscono pensiero critico, autonomia e capacità di analisi. Se l’AI viene utilizzata per sostituire interamente il percorso, anziché per supportarlo, il risultato può essere un apprendimento più superficiale.

Un ulteriore elemento di tensione riguarda i voti. Il 72% degli insegnanti ritiene che gli studenti possano utilizzare l’intelligenza artificiale per ottenere valutazioni superiori a quelle corrispondenti alle loro effettive conoscenze. Questo fenomeno mette sotto pressione i sistemi di verifica tradizionali, soprattutto quando il compito può essere svolto da un chatbot senza un controllo diretto del processo.

Privacy e supervisione al centro del dibattito

L’impiego dell’AI in ambito scolastico coinvolge una fascia d’età particolarmente delicata e pone interrogativi sulla gestione dei dati personali. Gli studenti possono inserire nelle piattaforme informazioni relative a esercizi, elaborati o situazioni personali, mentre le scuole devono valutare con attenzione quali strumenti adottare e in quali condizioni.

Il tema si inserisce in un dibattito più ampio sui rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Alcuni Paesi hanno già scelto un approccio restrittivo nei confronti dell’uso di queste tecnologie nell’educazione, soprattutto in relazione ai minori, alla privacy e alla necessità di mantenere un controllo umano sulle attività didattiche.

La ricerca Epson mostra però che il semplice divieto rischia di non essere sufficiente. L’AI è già presente nelle abitudini degli studenti e viene utilizzata con una frequenza elevata. Per questo, la questione diventa anche educativa: comprendere come funzionano questi sistemi, riconoscerne i limiti e verificare le risposte sono competenze necessarie per un uso consapevole.

La richiesta di formazione per usare l’AI in classe

Il bisogno di preparazione emerge direttamente dalle risposte del corpo docente. L’82% degli insegnanti vorrebbe ricevere una formazione adeguata per supervisionare l’uso dell’intelligenza artificiale da parte degli studenti, mentre il 78% chiede strumenti e competenze per utilizzare l’AI nel proprio lavoro quotidiano.

La formazione non riguarda quindi soltanto il controllo dei compiti prodotti con ChatGPT o altri sistemi. I docenti devono poter valutare l’affidabilità delle risposte, individuare contenuti errati o inventati, proteggere i dati degli studenti e progettare attività in cui la tecnologia rappresenti un supporto senza sostituire l’esercizio delle capacità individuali.

Il punto centrale diventa la definizione di regole chiare: quando l’AI è ammessa, come deve essere dichiarato il suo utilizzo e quali fasi del lavoro devono restare necessariamente a carico dello studente. Un approccio strutturato può consentire di sfruttare le potenzialità degli strumenti generativi preservando creatività, intelligenza emotiva e capacità di risolvere i problemi.

Lo studio Educate to Empower 2026 evidenzia così una distanza tra la rapidità con cui gli studenti adottano l’AI e il livello di preparazione percepito dagli insegnanti. Come ha dichiarato Sarah Henkelmann-Hillebrand, responsabile del settore educativo di Epson Europe, “l’intelligenza artificiale si sta sviluppando rapidamente e gli studenti si aspettano di poterla utilizzare: ciò significa che deve essere gestita in modo efficace”.

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Massimiliano Bossi
Massimiliano Bossi
Stregato dalla rete sin dai tempi delle BBS e dei modem a 2.400 baud, ho avuto la fortuna di poter trasformare la mia passione in un lavoro (nonostante una Laurea in Giurisprudenza). Adoro scrivere codice e mi occupo quotidianamente di comunicazione, design e nuovi media digitali. Orgogliosamente "nerd" sono il fondatore di MRW.it (per il quale ho scritto centinaia di articoli) e di una nota Web-Agency (dove seguo in prima persona progetti digitali per numerosi clienti sia in Italia che all'estero).

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