Il 14 settembre 2026 Donald Trump ha definito una “cospirazione malata” le richieste di nuove protezioni per l’intelligenza artificiale e per i data center, rilanciando da Truth la linea favorevole alla massima velocità di sviluppo negli Stati Uniti. Le sue dichiarazioni si scontrano con gli appelli alla prudenza di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, di Sam Altman di OpenAI e dell’ONU, preoccupati dai rischi dei modelli IA più avanzati.
Nel confronto entrano anche la Cina, che accusa i leader americani dell’IA di alimentare allarmismo, e il Canada, favorevole alla creazione di un organismo globale per la stabilità tecnologica. Al centro della disputa ci sono il vantaggio strategico degli Stati Uniti, la competizione con Pechino e la necessità di governare sistemi sempre più autonomi.
Trump: nuove regole contro l’IA aiuterebbero la Cina
Secondo Trump, il boom dell’IA e la crescita dei data center sono possibili perché gli Stati Uniti mantengono un vantaggio netto sugli altri Paesi. Il presidente ha quindi invitato a non danneggiare quello che considera un asset decisivo per l’economia e la sicurezza nazionale, sostenendo che le autorità dispongono già degli strumenti necessari per intervenire quando un’azienda viola la legge.
“L’unico controllo o ‘argine’ di cui l’IA ha bisogno è un presidente forte e intelligente (con un quoziente intellettivo elevato), e gli Stati Uniti ne hanno uno, eccome”, ha scritto Trump sul social Truth. Il presidente ha inoltre rivendicato l’azione della propria amministrazione contro alcuni esponenti del settore, citando direttamente Dario Amodei di Anthropic, accusato di assumere ora il ruolo di “angioletto perfetto”.
“È in atto una cospirazione malata contro l’IA e i data center, e l’unico Paese a rallegrarsene è la Cina. Teorici del complotto state in guardia”.
La posizione era già emersa durante una visita in Irlanda, quando Trump aveva parlato di “forze molto negative” impegnate a esagerare i pericoli dell’intelligenza artificiale. In quella circostanza aveva sintetizzato la sua visione con una frase destinata a orientare il dibattito: “chi vince la corsa all’IA, vince tutto”. Il rischio principale, nella sua lettura, è che vincoli e rallentamenti lascino spazio alla Cina mentre le aziende statunitensi sviluppano nuovi modelli.
Anthropic e OpenAI chiedono più coordinamento sulla sicurezza
Le parole di Trump arrivano mentre alcuni dei principali protagonisti della Silicon Valley sollecitano misure più incisive. Dario Amodei ha proposto di ridurre il ritmo di sviluppo dei modelli più avanzati, in una fase in cui le capacità dei sistemi IA crescono rapidamente e diventano più difficili da controllare.
Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha chiesto un maggiore coordinamento sulla sicurezza e regole nazionali obbligatorie per i sistemi dotati delle capacità più elevate. L’obiettivo indicato dai vertici del settore è evitare che la competizione commerciale spinga le aziende a lanciare tecnologie potenti senza verifiche proporzionate ai rischi.
Il confronto riguarda l’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale generativa, dai modelli GPT di OpenAI a Claude di Anthropic, in un mercato nel quale anche Gemini di Google e altri sistemi competono per capacità, utenti e investimenti. La questione non è soltanto la velocità dell’innovazione, ma il modo in cui le aziende possono dimostrare che i loro modelli restano affidabili quando operano al di fuori degli ambienti controllati.
Nel frattempo, Anthropic ha comunicato agli investitori, secondo quanto riportato dal Financial Times, di essere prossima a chiudere in utile il trimestre in corso. Il dato punta a rassicurare il mercato in vista di un possibile sbarco in Borsa, mentre il comparto continua a ricevere avvertimenti proprio dai suoi esponenti più autorevoli.
L’ONU teme danni irreversibili fuori dai laboratori
Volker Türk, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto agli Stati e agli sviluppatori di adeguare la governance alla crescita delle capacità dei modelli. In una lettera ha avvertito che le decisioni prese oggi potrebbero produrre conseguenze difficili da invertire.
“Siamo alla vigilia di un cambiamento irreversibile”, ha scritto Türk.
La preoccupazione riguarda soprattutto la possibile diffusione di sistemi abbastanza autonomi da provocare danni al di fuori dei contesti nei quali vengono progettati e testati. Un malfunzionamento potrebbe interrompere servizi essenziali, colpire infrastrutture critiche o compromettere il funzionamento delle istituzioni democratiche.
Una settimana prima, intervenendo davanti al Consiglio per i diritti umani dell’ONU a Ginevra, Türk aveva definito l’intelligenza artificiale un possibile “rischio esistenziale per l’umanità”. L’Alto commissario ha inoltre criticato la concentrazione di un potere enorme nelle mani di pochi dirigenti delle grandi aziende tecnologiche, chiedendo garanzie più solide sulla sicurezza e sulla tutela dei diritti fondamentali.
Cina e Canada propongono due risposte opposte
Pechino ha respinto gli appelli dei leader statunitensi del settore, tra cui Amodei, Altman ed Elon Musk di SpaceX. Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato che “allarmismo, confronto e competizione non faranno altro che ostacolare il processo di governance globale dell’IA”.
La posizione ufficiale cinese non esclude però l’adozione di misure di prevenzione. Chen Yixin, ministro della Sicurezza di Stato, ha pubblicato un articolo nel quale sollecita l’accelerazione delle attività di prevenzione e controllo dei rischi legati alla sicurezza dell’intelligenza artificiale.
Il Canada ha invece avanzato una proposta istituzionale: istituire un comitato per la “stabilità tecnologica” sul modello del Financial Stability Board. Il premier Mark Carney ha spiegato che serve un coordinamento internazionale per supervisionare l’IA e garantire condizioni di sicurezza, indicando la cooperazione tra Stati come una delle questioni centrali dello sviluppo dei sistemi più avanzati.

