Snap ha raggiunto un accordo privato negli Stati Uniti con due adolescenti che avevano accusato Snapchat di essere progettato per creare dipendenza nei minori. L’intesa, conclusa presso la Corte Superiore della contea di Los Angeles, evita l’apertura del processo e non prevede la divulgazione della somma concordata.
Le ragazze sostenevano che l’uso prolungato dell’app avesse provocato conseguenze sulla loro salute mentale, tra cui ansia e gesti di autolesionismo. La causa rientrava in un più ampio contenzioso contro le principali piattaforme di social media per i presunti meccanismi di dipendenza rivolti agli utenti più giovani.
L’accordo raggiunto durante la selezione dei giurati
La decisione di Snap è arrivata mentre era già in corso la selezione dei giurati chiamati a esaminare il caso a Los Angeles. L’intesa privata ha così interrotto il procedimento prima dell’avvio effettivo del dibattimento.
La cifra pagata dall’azienda non è stata resa pubblica. L’accordo non consente quindi di quantificare il valore economico della controversia né chiarisce eventuali condizioni aggiuntive concordate tra le parti.
Evan Spiegel avrebbe dovuto testimoniare in aula
La chiusura della causa evita anche la testimonianza di Evan Spiegel, amministratore delegato e cofondatore di Snap. Per il dirigente sarebbe stata la prima deposizione in aula nell’ambito di un processo di questo tipo.
Il possibile intervento di Spiegel avrebbe portato al centro del dibattimento le scelte di progettazione di Snapchat e il modo in cui l’applicazione viene utilizzata dai minori. L’accordo ha invece concluso la vicenda prima che il manager salisse sul banco dei testimoni.
Il caso coinvolgeva anche Meta, YouTube e TikTok
La causa iniziale coinvolgeva altri grandi operatori del settore dei social network, tra cui Meta, YouTube e TikTok. Le società avevano già raggiunto separatamente un’intesa economica con le famiglie nelle settimane precedenti.
Snap era quindi rimasta l’unica azienda ancora coinvolta nel procedimento. Il contenzioso si inserisce nella serie di azioni legali avviate negli Stati Uniti contro piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok e altri servizi social, accusati di favorire comportamenti d’uso compulsivo tra gli adolescenti.

