Meta: la dipendenza dai social non esiste

Meta è al centro di due importanti procedimenti giudiziari negli Stati Uniti che riportano sotto i riflettori il tema della dipendenza da social media. Nei tribunali del New Mexico e di Los Angeles, l’azienda è accusata di aver facilitato dinamiche dannose per i minori e di aver contribuito a problemi di salute mentale attraverso scelte di design ritenute addictive.

Per Meta i social sono come le serie TV

Durante le udienze, il CEO di Instagram Adam Mosseri ha sostenuto che i social non siano clinicamente addictive e ne ha paragonato l’uso alla fruizione compulsiva di una serie su Netflix. I legali di Meta hanno inoltre argomentato che la dipendenza da social non è riconosciuta nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Il manuale di riferimento per la diagnosi psichiatrica negli USA.

Pubblicità

L’assenza della voce “social media addiction” è stata utilizzata dalla difesa come prova dell’inesistenza clinica del fenomeno. La American Psychiatric Association ha però chiarito che un’inclusione mancata non equivale a una negazione scientifica del problema.

Secondo diversi ricercatori, i manuali diagnostici formalizzano un consenso maturato nel tempo ma non delimitano l’ambito della ricerca clinica. Alcuni studi recenti evidenziano per esempio delle correlazioni tra l’uso problematico dei social e le alterazioni nei sistemi di ricompensa e regolazione comportamentale. Questo oltre a impatti su sonno, rendimento scolastico e benessere psicologico.

Design delle piattaforme e responsabilità dei social

Oltre ai due processi attuali, Meta dovrà affrontare altri contenziosi promossi da distretti scolastici e da numerosi procuratori generali statali.

Le testimonianze attese, inclusa quella del CEO Mark Zuckerberg, e la pubblicazione di documenti interni potrebbero offrire nuovi elementi su come Meta abbia valutato l’impatto psicologico dei propri prodotti.

Il nodo centrale non è se ogni utilizzo dei social sia assimilabile a una dipendenza, ma se una parte degli utenti sviluppi dei pattern compatibili con i modelli di behavioral addiction. Determinate scelte di progettazione algoritmica amplifichino queste vulnerabilità? Le piattaforme social, basate su feed personalizzati e meccanismi di engagement continuo, operano su leve motivazionali spesso molto profonde.

Più che negare o affermare in modo assoluto l’esistenza di una dipendenza, la sfida è quella di comprendere l’interazione tra architettura delle piattaforme, vulnerabilità individuali e modelli di business basati sull’attenzione.

Iscriviti a Google News Per restare sempre aggiornato seguici su Google News! Seguici
Pubblicità
Claudio Garau
Claudio Garau
Web developer, programmatore, Database Administrator, Linux Admin, docente e copywriter specializzato in contenuti sulle tecnologie orientate a Web, mobile, Cybersecurity e Digital Marketing per sviluppatori, PA e imprese.

Leggi anche...

La nuova app Android di X: velocità e prestazioni migliorate

La nuova app Android di X, precedentemente conosciuto come...

Facebook e Instagram down: problemi di accesso e segnalazioni da utenti

Nella mattinata di domenica 19 luglio 2026, gli utenti...

I Reel di Instagram si arricchiscono di traduzione automatica multilingue grazie all’IA

Instagram ha introdotto una nuova funzionalità che consente ai...

Twitter compie 25 anni: come ha rivoluzionato il panorama dei social media

Il 15 luglio 2026 segna un anniversario importante: Twitter,...

Meta lancia Pocket: il nuovo social di giochi interattivi generati dall’AI

Meta ha recentemente introdotto Pocket, una piattaforma innovativa dove...

Meta lancia un servizio cloud per modelli IA e potenza di calcolo

Meta sta per entrare nel mercato dei servizi cloud,...
PubblicitÃ