Deepfake in crescita: USA in cima e X il social network predominante

Negli ultimi anni, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale ha portato a uno sviluppo preoccupante: la proliferazione dei deepfake, contenuti manipolati che sembrano autentici. Questo fenomeno ha trovato terreno fertile principalmente negli Stati Uniti, dove la diffusione di immagini e video falsi ha sollevato allerta tra esperti e istituzioni. Secondo un recente rapporto di IdentifAI, startup italiana specializzata nel rilevamento di contenuti generati dall’AI, gli USA sono il Paese più colpito, con quasi la metà dei casi globali di deepfake.

La diffusione dei deepfake negli Stati Uniti

Il rapporto di IdentifAI, noto come Deepfake Intelligence Report, analizza un periodo critico compreso tra il 2020 e il 2026, evidenziando come gli Stati Uniti rappresentino il 46,9% dei casi globali di deepfake. Le altre nazioni interessate seguono a distanza, con il Regno Unito al 8,2%, l’India al 7,2% e Israele al 6,6%. Anche Paesi come l’Iran, la Corea del Sud e l’Australia stanno registrando percentuali significative, ma il predominio americano è innegabile.

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Tipologie di deepfake e motivazioni

La ricerca ha messo in evidenza che il 46% delle minacce globali è rappresentato da video manipolati. Le motivazioni dietro la creazione di deepfake variano: il 24,6% sono utilizzati per fini politici, il 20% per frodi e l’11,3% per pornografia. Questo dimostra come i deepfake non siano semplici curiosità tecnologiche, ma strumenti con un impatto potenzialmente devastante sulla società e sulla fiducia pubblica.

X: il social network di elezione per i deepfake

Un altro aspetto allarmante è la piattaforma attraverso cui i deepfake circolano maggiormente. Secondo il rapporto, X, l’ex Twitter, è il social network di elezione, ospitando oltre il 51,2% dei deepfake. Altri social come TikTok e YouTube seguono con il 21,1% e il 10% rispettivamente. Facebook, pur essendo uno dei social più utilizzati, si posiziona solo al quarto posto con l’8,2% dei casi. Questo scenario mette in luce come gli algoritmi di queste piattaforme privilegino l’engagement, permettendo una diffusione di contenuti falsi a discapito della verità.

Il ruolo degli algoritmi e le implicazioni per il futuro

IdentifAI sottolinea come gli algoritmi dei social media siano progettati per massimizzare le interazioni, rendendo difficile il monitoraggio e la verifica dei contenuti pubblicati. Marco Ramilli, CEO di IdentifAI, afferma che “la resilienza istituzionale non dipende più dalla moderazione reattiva, ma dall’integrazione di un rilevamento multimodale matematicamente rigoroso”. Questo suggerisce che la soluzione al problema dei deepfake non può limitarsi a misure reattive, ma richiede un approccio più strutturato e preventivo.

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Massimiliano Bossi
Massimiliano Bossi
Stregato dalla rete sin dai tempi delle BBS e dei modem a 2.400 baud, ho avuto la fortuna di poter trasformare la mia passione in un lavoro (nonostante una Laurea in Giurisprudenza). Adoro scrivere codice e mi occupo quotidianamente di comunicazione, design e nuovi media digitali. Orgogliosamente "nerd" sono il fondatore di MRW.it (per il quale ho scritto centinaia di articoli) e di una nota Web-Agency (dove seguo in prima persona progetti digitali per numerosi clienti sia in Italia che all'estero).

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