Gli attacchi hacker che hanno colpito frigoriferi e congelatori di aziende e supermercati in Italia e in altri Paesi europei hanno spostato la minaccia informatica dal furto di dati al controllo diretto di impianti fisici. Le temperature sono state modificate da remoto, con danni agli alimenti conservati; in una macelleria olandese il valore della carne da smaltire ha raggiunto circa 15mila euro.
L’episodio ha coinvolto anche alcune aziende italiane in Toscana ed Emilia-Romagna e i supermercati Coop di Catania e Palermo. Segnalazioni analoghe sono arrivate da Belgio, Svezia, Estonia, Lussemburgo e Irlanda, dopo precedenti casi in Francia. Nel mirino è finito anche un grande magazzino Ikea in Belgio.
Frigoriferi e congelatori trasformati in obiettivi cyber
Lo schema osservato consiste nell’accesso non autorizzato ai sistemi che regolano la temperatura degli apparecchi. Una volta entrati nelle interfacce di gestione, gli hacker possono modificare i parametri e compromettere la conservazione delle merci, rendendo concreto l’impatto di un attacco digitale sulla vita quotidiana.
Il caso non riguarda, secondo le informazioni disponibili, un contagio da virus informatico diffuso tra i consumatori né un episodio riconducibile automaticamente a malware o ransomware. Il punto centrale è il controllo remoto di dispositivi connessi alla rete e il possibile sfruttamento di sistemi esposti o protetti in modo insufficiente.
La dimensione del problema è stata valutata anche dalle istituzioni italiane. A Palazzo Chigi si è svolto un vertice d’emergenza coordinato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con la partecipazione del ministro per le Politiche agricole Francesco Lollobrigida, dei vertici dei servizi, dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e della Polizia postale.
L’impatto in Italia e le verifiche sulla sicurezza alimentare
Al termine della riunione, una nota istituzionale ha definito limitato l’impatto degli attacchi cyber in Italia. Non è emerso alcun caso di rischio per la salute dei cittadini riconducibile a fenomeni di scongelamento degli alimenti.
Ogni eventuale segnalazione di anomalia viene notificata dall’ACN ai Nas dei Carabinieri, così da consentire interventi tempestivi. L’Agenzia sta inoltre incontrando i rappresentanti delle categorie interessate e gli amministratori dei principali operatori del settore.
Le autorità hanno chiarito che non sussiste un allarme per i consumatori, pur mantenendo alta l’attenzione. La gestione degli episodi richiede infatti il coordinamento tra sicurezza informatica, controlli sulla filiera alimentare e verifica degli impianti coinvolti.
Secondo quanto emerso, le unità commerciali colpite sono state poche. Alcune di queste, però, utilizzavano ancora sistemi di sicurezza obsoleti, con interfacce direttamente esposte su Internet e meccanismi di autenticazione carenti. La maggior parte della catena distributiva risulta invece dotata di protezioni aggiornate, capaci di respingere intrusioni malevole.
La minaccia hacker non riguarda più solo dati e pagamenti
Gli episodi arrivano dopo altri attacchi rivolti a caselle di posta elettronica di parlamentari, compresa quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e di cittadini. Nel mirino sono finiti anche enti e istituzioni, come nel caso di Trenitalia.
Il quadro mostra un’estensione della minaccia oltre i tradizionali obiettivi finanziari. In passato l’attenzione si concentrava soprattutto sul furto dei dati dei clienti, sulle interferenze nei sistemi di pagamento o sulla diffusione di malware e ransomware. Ora gli hacker puntano anche a impianti e apparecchi che svolgono funzioni concrete, dalla conservazione degli alimenti alla gestione di infrastrutture e servizi.
La crescente connessione di elettrodomestici, automobili e sistemi di monitoraggio amplia la superficie d’attacco. Ogni dispositivo collegato può diventare una porta d’ingresso se non viene aggiornato, configurato correttamente e protetto con credenziali adeguate.
L’avvertimento di Andrea Lisi sulla digitalità connessa
L’avvocato Andrea Lisi, esperto di diritto informatico e ideatore del Digeat Festival dedicato a protezione dei dati, archivi digitali, intelligenza artificiale e regole del futuro, ha definito preoccupante la situazione emersa in Italia e all’estero.
“Sì, lo è perché nonostante ripetute avvisaglie, non ci siamo preparati in modo adeguato”, ha dichiarato Lisi.
Secondo l’esperto, la società deve affrontare una gestione più controllata della digitalità ormai presente in ogni ambito dell’esistenza. Non si tratta più soltanto di smartphone, tablet e computer portatili utilizzati per lavoro: anche elettrodomestici e automobili sono interconnessi per rendere più semplice la vita quotidiana, monitorare la mobilità e aumentare la sicurezza.
Proprio questa interconnessione, però, crea nuove vulnerabilità. “Rappresentano anche porte aperte che noi stessi dovremmo chiudere al moment giusto o controllare”, ha spiegato Andrea Lisi, evidenziando il rischio legato a dispositivi lasciati accessibili senza adeguati controlli.
Per i consumatori, l’attenzione riguarda soprattutto le credenziali utilizzate per accedere ai servizi digitali e ai dispositivi connessi. Cambiare periodicamente le password, evitare combinazioni già usate altrove e verificare le impostazioni di sicurezza sono misure essenziali per ridurre il rischio che un accesso compromesso diventi il punto di partenza per un attacco più ampio.

