L’adozione di ChatGPT in Italia sta crescendo rapidamente, posizionando il Paese al quinto posto in Europa per l’uso di questo innovativo chatbot sviluppato da OpenAI. Con circa 37,1 milioni di visite mensili, l’Italia si colloca appena dietro a Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Questo incremento nell’uso non è solo un segnale del crescente interesse per l’intelligenza artificiale, ma ha anche rilevanti implicazioni sul consumo energetico.
Il consumo energetico di ChatGPT in Italia
Secondo un report di BestBrokers, l’analisi del traffico italiano verso ChatGPT rivela che ogni utente invia in media 55 richieste al mese, generando un totale di circa 2,14 miliardi di query a livello nazionale. Questo uso massivo comporta un significativo fabbisogno energetico: ogni interazione richiede circa 18,9 watt, il che traduce in una necessità mensile di circa 40.500 megawatt di elettricità .
Impatto sul sistema energetico
Per contestualizzare questi dati, si stima che l’energia richiesta per gestire le richieste provenienti dall’Italia possa essere paragonata alla produzione di una centrale nucleare di grandi dimensioni, che normalmente genera 1.000 megawatt in due giorni. A livello annuale, il fabbisogno elettrico per elaborare tutte le query supera i 486 gigawatt, ovvero l’energia prodotta in venti giorni da un reattore di questo tipo.
Il contesto globale dell’IA e il suo fabbisogno energetico
In un contesto più ampio, le infrastrutture che supportano ChatGPT consumano annualmente circa 22,15 terawattora di elettricità . Questo valore è superiore al fabbisogno energetico di interi Paesi, come la Slovenia o Porto Rico. L’aumento dell’uso dell’intelligenza artificiale, specialmente in settori come quello dei chatbot, evidenzia la necessità di considerare non solo i benefici tecnologici, ma anche gli impatti ambientali e energetici.

