Un grave incidente legato alla perdita dei dati avrebbe coinvolto un professore di Scienze delle Piante presso l’Università di Colonia. Dopo aver disattivato l’opzione per il consenso ai dati all’interno delle impostazioni di ChatGPT, il docente avrebbe scoperto infatti che l’intero archivio delle sue conversazioni e progetti era stato cancellato in modo permanente.
Cosa è successo?
L’uomo, abbonato al piano ChatGPT Plus da circa 20 euro al mese, utilizzava la piattaforma come supporto per la scrittura accademica, la revisione di testi, la creazione di esami e la preparazione di lezioni. Convinto che la disattivazione della condivisione dei dati non avrebbe influito sull’accesso alle sue risorse, avrebbe scoperto con sorpresa che la modifica aveva eliminato tutto il contenuto salvato. Senza alcun preavviso o opzione di annullamento.
Due anni di ricerche, bozze di pubblicazioni, materiali didattici e proposte di finanziamento sarebbero spariti senza possibilità di recupero.
Le risposte di OpenAI e le implicazioni per la sicurezza dei dati
OpenAI avrebbe confermato che, per ragioni legali e di privacy, i dati cancellati non sono recuperabili né tramite interfaccia, né tramite API, né facendo ricorso al supporto tecnico. L’azienda ha precisato che l’eliminazione di una chat su ChatGPT viene preceduta da un messaggio di conferma. Non ha però chiarito se lo stesso avvenga nel caso della disattivazione del consenso ai dati.
Il professore ha sottolineato la necessità di implementare delle misure di sicurezza. Come backup automatici, opzioni di recupero e avvisi per garantire l’affidabilità degli strumenti di AI utilizzati in ambito professionale.
L’AI può essere un alleato nella ricerca. Non può però sostituire le buone pratiche di gestione dei dati. Conservare copie locali e fisiche del proprio lavoro resta una precauzione indispensabile. Soprattutto quando si affida il proprio operato alle piattaforme online.

