Social media meno efficaci contro l’hate speech

Secondo i risultati del settimo rapporto sull’hate speech pubblicato dalla Commissione Europea, nel corso degli ultimi mesi quasi tutti i principali social network sarebbero peggiorati dal punto di vista della presenza di messaggi d’odio con l’eccezione di due nomi comunque rilevanti come quelli di YouTube (proprietà di Alphabet) e TikTok (ByteDance).

A determinare le valutazioni dei commissari sono diversi elementi, tra cui la capacità da parte delle piattaforme di intervenire a contrasto del fenomeno. Nel 2022 solo il 64.4% delle segnalazioni complessive sarebbero state gestite in 24 ore, contro l’81% dello scorso anno, TikTok sarebbe però migliorato passando dall’82.55 al 91.7%.

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Per quanto riguarda invece l’efficienza con cui vengono rimossi i contenuti correlati all’hate speech, il miglioramento maggiore sarebbe stato registrato da YouTube, capace di passare in 12 mesi del 58.8% al 90.4%. Un ottimo risultato se si considera che la media complessiva dovrebbe attestarsi poco al di sotto dei 64 punti percentuali.

Ad aggiudicarsi a maglia nera sarebbe stato però Twitter, una piattaforma che sicuramente non brilla per la rilassatezza dei toni con cui avvengono i confronti e che sarebbe stata in grado di rimuovere soltanto il 45.4% dei contenuti ascrivibili all’hate speech e di gestire appena il 49.8% delle segnalazioni nell’arco delle 24 ore dalla ricezione.

Il monitoraggio della Commissione si basa su un apposito codice di condotta che nel 2016 ha visto aderire Facebook, YouTube, Twitter e Microsoft. Due anni dopo si aggiunsero anche Instagram, Snapchat e Dailymotion, mentre dal 2020 in poi vennero ufficializzate le adesioni da parte di TikTok, LinkedIn e Twitch oltre ad alcune realtà meno note.

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Claudio Garau
Claudio Garau
Web developer, programmatore, Database Administrator, Linux Admin, docente e copywriter specializzato in contenuti sulle tecnologie orientate a Web, mobile, Cybersecurity e Digital Marketing per sviluppatori, PA e imprese.

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