ChatGPT: potenziali rischi ed implicazioni legali derivanti dall’uso della AI

Negli ultimi mesi, si è parlato molto di ChatGPT, lo strumento di Intelligenza Artificiale conversazionale nato dai laboratori di OpenAI. ChatGPT è una chat che consente di riprodurre il linguaggio naturale grazie all’uso del machine learning e del deep learning, che permettono di generare risposte coerenti rispetto al contenuto della conversazione.

ChatGPT, grazie alle sue sorprendeti capacità, ha suscitato un notevole interesse intorno a se ma ha anche sollevato numerosi interrogativi riguardo alle implicazioni legali del suo utilizzo in diversi settori, tra cui quello di creazione di nuove opere dell’ingegno.

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Secondo alcuni osservatori, infatti, il suo utilizzo nella generazione automatica di contenuti potrebbe portare con se diverse problematiche come, ad esempio, la maggior diffusione di fake news, un maggior rischio di lesione della privacy di eventuali soggetti coinvolti, ma anche di reati come diffamazione, calunnia e violazione del diritto d’autore.

In particolare, sul tema della violazione del diritto d’autore, ChatGPT solleva ancora molti interrogativi irrisolti. L’Intelligenza Artificiale può facilitare la creazione delle opere di ingegno, ma apre anche ad alcuni dibattiti su tematiche quali la brevettabilità e la registrabilità delle opere prodotte.

Foto dell'avvocato Vercellotti

Secondo le normative italiane i software e l’Intelligenza Artificiale sono privi di personalità giuridica e in quanto tali non possono essere riconosciuti come inventori” – commenta l’avvocato Vercellotti di Legal for Digital“Sempre secondo tali normative, perché venga stabilita la brevettabilità o la registrabilità, occorre identificare l’inventore. Quindi, a chi va attribuita l’originalità dell’opera prodotta? E, di conseguenza, a chi possono essere attribuiti i diritti morali – ossia la paternità che è inalienabile – e i diritti patrimoniali di sfruttamento economico dell’opera stessa? Sono domande che – a mio parere – devono necessariamente essere approfondite, per giungere a una normativa che abbia come obiettivo primario la tutela dell’uomo, soprattutto nei diritti fondamentali”,

Infine, rimane aperto il dibattito riguardo alla possibilità che l’Intelligenza Artificiale possa sostituire l’uomo. Secondo l’avvocato Brunella Martino, l’IA è un valido sostituto dell’uomo in alcune attività caratterizzate dalla ripetitività, ma non raggiungerebbe le capacità intellettive dell’essere umano. Pertanto, il consiglio – a prescindere dalle problematiche circa il suo utilizzo – è quello di mettere sempre qualità nel proprio lavoro …e di farsi coadiuvare (ma non sostituire) dall’Intelligenza Artificiale.

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Massimiliano Bossi
Massimiliano Bossi
Stregato dalla rete sin dai tempi delle BBS e dei modem a 2.400 baud, ho avuto la fortuna di poter trasformare la mia passione in un lavoro (nonostante una Laurea in Giurisprudenza). Adoro scrivere codice e mi occupo quotidianamente di comunicazione, design e nuovi media digitali. Orgogliosamente "nerd" sono il fondatore di MRW.it (per il quale ho scritto centinaia di articoli) e di una nota Web-Agency (dove seguo in prima persona progetti digitali per numerosi clienti sia in Italia che all'estero).

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