Hai notato un crollo improvviso del traffico proveniente da Google Discover e non riesci a capirne la causa? Le visite da Discover si sono azzerate o quasi, compromettendo l’intero equilibrio del traffico organico del tuo sito web? E magari, insieme alle visite, sono calati anche i guadagni generati da pubblicità, affiliazioni o vendite?

Se ti riconosci in questo scenario, sappi che non sei il solo. Dopo gli aggiornamenti degli algoritmi di Google – in particolare i Core Update – fenomeni del genere sono tutt’altro che rari.
Indice
Premessa: un caso pratico di crollo del traffico Discover
A seguito del Core Update di giugno 2025, uno dei miei clienti (una nota testata giornalistica online che si occupa di sport) ha visto il suo traffico proveniente da Google Discover crollare drasticamente, passando da una media quotidiana di 250.000–300.000 clic a zero nel giro di pochi giorni.
Un calo improvviso, apparentemente inspiegabile, che ha comprensibilmente allarmato il mio cliente che ha visto diminuire drasticamente il traffico del proprio sito senza un motivo apparente.

Lavorando al caso, ho avuto modo di approfondire non solo come funziona realmente il feed Discover, ma anche quali sono i segnali che Google considera per determinare la visibilità dei contenuti all’interno di questa piattaforma. Ne è nato un percorso di analisi tecnica, revisione editoriale e confronto con la documentazione ufficiale di Google e con autorevoli fonti della community SEO.
In questo articolo voglio condividere riflessioni e strategie nate da quell’esperienza, con l’obiettivo di aiutare chi si trova ad affrontare un improvviso crollo di traffico da Discover.
Nel dettaglio vedremo cosa è Google Discover, come si può accedere a questa vetrina di traffico, quali sono le cause più comuni di perdita di visibilità, e infine quali correttivi è possibile applicare per cercare di ripristinarla.
Cos’è Google Discover
Google Discover è una funzionalità di Google Search che consente agli utenti di ricevere contenuti personalizzati sotto forma di feed, visualizzati direttamente nella home dell’app Google, nel browser Chrome mobile o nella pagina “Google.com” sui dispositivi Android.
A differenza della ricerca classica, Discover non si basa su query digitate, ma su una combinazione di interessi, comportamenti passati, cronologia di navigazione e segnali contestuali.
In altre parole, Google Discover non risponde a una domanda esplicita dell’utente, ma anticipa ciò che potrebbe essere rilevante in quel momento, selezionando contenuti “su misura” in base ai gusti e alle abitudini di ciascuno. Secondo la Guida ufficiale di Google Developers:
“I contenuti in Discover vengono selezionati automaticamente in base agli interessi degli utenti, quindi il traffico può fluttuare in modo significativo. I contenuti non vengono pubblicati su richiesta né garantiti.”
Questa natura predittiva rende Discover un’opportunità di traffico enorme ma anche instabile: un contenuto può generare migliaia di clic in poche ore, per poi scomparire completamente senza preavviso.
Apparire in Google Discover non è scontato e non è un diritto di ogni sito web, ma può essere considerata un’opportunità importante all’interno della strategia SEO di un sito web.
Comparire nel feed di Discover significa approfittare di una finestra di visibilità temporanea, tuttavia, alcuni siti web — in particolare quelli del settore notizie e media — possono ambire a presidiare Discover con una certa regolarità, trasformandolo così in un canale di traffico prezioso e continuativo per le proprie pagine.
Come far comparire il proprio sito web in Google Discover
Come abbiamo già detto, Google Discover non utilizza parole chiave né query di ricerca per selezionare i contenuti proposti agli utenti, quindi l’ottimizzazione per questa fonte di traffico segue logiche differenti dalla SEO tradizionale.
La selezione dei contenuti mostrati è effettuata secondo logiche predittive, in altre parole Google prova “ad indovinare” cosa potrebbe interessare all’utente e gli suggerisce contenuti di qualità in linea con i suoi interessi.
Per essere inclusi nel feed di Discover, quindi, è necessario rispettare alcuni requisiti che Google ritiene indispensabili. Vediamo di seguito quali sono questi requisiti suddividendoli in requisiti tecnici e linee guida editoriali.
Requisiti tecnici per l’inclusione in Google Discover
Google specifica che non è necessario alcun markup o struttura specifica per apparire in Discover. Tuttavia, è fondamentale:
- Servire le pagine su connessione sicura HTTPS.
- Avere un sito mobile-friendly, ottimizzato cioè per essere fruito ottimamente da smartphone.
- Avere un ottimo punteggio di Core Web Vitals.
- L’utilizzo di AMP non è indispensabile (ma, come detto, il sito deve rispettare le metriche CWV).
- Utilizzare immagini di alta qualità, con una larghezza minima di 1200 pixel, e abilitare la loro anteprima completa tramite il meta tag
<meta name="robots" content="max-image-preview:large">.
“Per aumentare le probabilità che le immagini compaiano in Discover con anteprime grandi, assicurati che siano di almeno 1200 px di larghezza e che l’utente abbia concesso i diritti a Google per visualizzarle.”
Linee guida editoriali e contenutistiche
Il rispetto dei requisiti tecnici è un prerequisito importante, ma non è sufficiente per garantire l’inclusione di un sito web in Google Discover. Per essere considerati idonei, è indispensabile che i contenuti rispettino le linee guida editoriali e le policy ufficiali di Discover, che puoi consultare integralmente in questa pagina.
Le policy di Google Discover
Fondamentale per essere presi in considerazione da Google Discover, è che il sito web rispetti le Norme sui contenuti di Google Search (che prevedono, tra le altre cose, il divieto di contenuti ingannevoli, violenti, illegali, pericolosi e spam).
Oltre a questo, i contenuti del sito web devono rispettare le Norme di Discover, che definiscono esplicitamente alcune tipologie di contenuti/comportamenti considerati “non compatibili” con la finalità del servizio. Tra questi:
- Contenuti promozionali – La pubblicità e i contenuti promozionali non devono prevalere sul contenuto editoriale. Google non ammette contenuti sponsorizzati camuffati da articoli indipendenti: ogni forma di sponsorizzazione (inclusi pagamenti, affiliazioni o supporto materiale) deve essere chiaramente dichiarata e non deve influenzare il contenuto senza trasparenza verso il lettore.
- Titoli clickbait, sensazionalistici o fuorvianti – Non sono ammessi contenuti con anteprime o immagini ingannevoli o ogni altra azione finalizzata a forzare il click dell’utente. Google vieta l’uso di titoli, immagini o descrizioni che promettono informazioni non presenti realmente nell’articolo, con l’intento di attirare click in modo scorretto.
Tra i requisiti esplicitamente menzionati da Google c’è, inoltre, la trasparenza delle fonti che appaiono in Discover. Gli utenti, in altre parole, devono poter capire chi ha scritto, pubblicato e supportato un contenuto, al fine di valutarne l’affidabilità.
Per rispettare questo principio, è importante che ogni articolo includa:
- Data di pubblicazione e firma dell’autore ben visibili;
- Informazioni chiare sull’autore, sulla redazione e sull’editore;
- Dettagli sull’azienda o sul network che gestisce il sito;
- Contatti accessibili per eventuali comunicazioni.
E’ bene precisare che queste norme non solo determinano l’idoneità a comparire in Discover, ma influenzano anche la frequenza e la stabilità con cui i contenuti vengono mostrati agli utenti.
Quali contenuti vengono “premiati” da Discover?
Se i contenuti del tuo sito rispettano i requisiti tecnici e le policy di Google Search e quelle specifiche di Discover, significa che sono potenzialmente idonei ad essere inclusi nel feed di Discover. Come detto, però, non ci sono garanzie in tal senso.
Per avere maggiori probabilità di essere inclusi in Discover i contenuti devono essere:
- originali, scritti da fonti affidabili e con un punto di vista autentico e originale e non devono essere il “copia e incolla” di altre testate o una loro semplice riscrittura;
- coinvolgenti, pertinenti e in grado di catturare l’interesse dell’utente sia in termini di click che di permanenza sulla pagina;
- accompagnati da immagini accattivanti, pertinenti e ad alta risoluzione, meglio se originali e non di stock;
- intitolati in modo chiaro, informativo e non sensazionalistico (evitare titoli fuorvianti o clickbait);
- attuali o collegati a temi di tendenza, in linea con gli interessi dell’utente.
L’importanza di E-E-A-T
Un elemento sempre più centrale per Discover è l’aderenza ai principi di E-E-A-T, una metrica sempre più importante sia nell’algoritmo di ranking che in Discover.
E-E-A-T è l’acronimo di:
- Experience – L’autore ha esperienza diretta sull’argomento
- Expertise – Il contenuto è scritto da una persona competente
- Authoritativeness – Il sito e l’autore sono riconosciuti come fonti autorevoli
- Trustworthiness – Il contenuto è affidabile, trasparente e ben documentato
Si tratta di 4 requisiti fondamentali affinché un sito possa essere considerato affidabile e quindi “premiato” mediante l’inclusione in Discover.
Per rafforzare l’E-E-A-T del tuo sito web ci sono alcuni piccoli e semplici accorgimenti che dovresti mettere in pratica, cioè:
- firma gli articoli con autori identificabili, con bio e collegamenti a profili professionali;
- evidenzia l’esperienza concreta dell’autore sull’argomento trattato;
- punta a costruire autorità tematica pubblicando in modo stabile e coerente su aree specifiche ricordando che, solitamente, i siti “verticali” sono premiati rispetto a quelli generalisti.
Alcuni suggerimenti strategici per essere appetibili agli occhi di Google Discover
- utilizza immagini originali, ad alta risoluzione (≥1200px), evitando stock ripetitivi o troppo generici;
- cura la formattazione del contenuto: titoli, sottotitoli, paragrafi chiari, uso intelligente di grassetti e liste;
- evita contenuti troppo brevi, seppur la lunghezza non sia necessariamente indice di qualità si ritiene che la lunghezza minima di un contenuto dovrebbe essere di almeno 800-900 parole.
- ottimizza titolo e primo paragrafo per catturare immediatamente l’attenzione, mantenendo però uno stile informativo e credibile.
- se includi citazioni di altre testate o fonti esterne, assicurati che non superino il 30% della lunghezza complessiva dell’articolo, per non compromettere l’originalità del contenuto.
Perdita di traffico da Discover: possibili cause
Una precisazione importante: prima di analizzare cause e possibili soluzioni, è importante fare una distinzione: non tutti i cali di traffico da Google Discover sono uguali.
Ci sono siti che ricevono traffico da Discover in modo episodico, magari per uno o due articoli virali o legati a notizie del momento, e poi spariscono dal feed. In questi casi, la perdita di visibilità è parte del comportamento naturale e imprevedibile della piattaforma, e non rappresenta necessariamente un problema tecnico o editoriale.
Diverso è il caso dei siti che presidiano Discover in modo continuativo, con contenuti che vengono mostrati con regolarità nel feed degli utenti. Se un sito di questo tipo — come nel caso che ho seguito personalmente — vede azzerarsi il traffico da Discover da un giorno all’altro (passando da una media di 300.000 click giornalieri a zero) è probabile che ci sia stato un cambiamento significativo nei segnali valutati da Google o nell’algoritmo. In casi come questo, ovviamente, è necessario indagare le cause e intervenire con correttivi mirati.
Quando un sito che era regolarmente visibile su Google Discover scompare improvvisamente dal feed è naturale cercare di capirne il perché. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, non esiste un singolo motivo, ma una combinazione di fattori che, insieme, portano alla perdita di visibilità. Di seguito analizziamo le cause più comuni e documentate.
Insorgenza di problemi tecnici
La prima verifica da fare riguarda la salute tecnica del sito. In seguito a un aggiornamento del CMS, di un plugin o di modifiche strutturali, infatti, potrebbero essere insorti problemi che impattano negativamente sull’accessibilità, la performance o la leggibilità delle pagine.
Ecco una todo list essenziale per escludere errori tecnici:
- Analizzare i rapporti di Google Search Console.
- Assicurarsi che il sito sia perfettamente fruibile da mobile, senza errori di rendering o layout.
- Controllare le performance delle pagine, soprattutto su dispositivi mobili (Core Web Vitals).
- Verificare l’integrità del file robots.txt e dei meta tag robots per evitare blocchi accidentali.
- Controllare la struttura HTML delle pagine: heading, markup semantico, presenza dei dati strutturati.
- Verificare che le immagini principali degli articoli siano ancora disponibili, visibili e con dimensioni adeguate (≥1200 px) e che sia presente il meta tag
<meta name="robots" content="max-image-preview:large">.
Se le verifiche non conducono alla scoperta di errori significativi bisogna cercare altrove.
Modifiche recenti potenzialmente controproducenti
Un’altra possibile causa, spesso sottovalutata, riguarda modifiche apportate al sito nelle settimane o nei mesi precedenti al crollo. Anche se non si tratta di “problemi tecnici” in senso stretto, alcune variazioni possono aver influito negativamente sulla percezione del sito da parte di Google, alterando segnali che prima venivano interpretati positivamente.
Ecco alcuni esempi frequenti:
- Cambiamenti al layout dovuti all’adozione di un nuovo template, all’aggiunta di un plugin o alla modifica di singoli elementi di pagina;
- Ristrutturazioni di categorie, URL o breadcrumb, che alterano la coerenza semantica o la profondità del sito;
- Modifiche alla formattazione dei contenuti o alle immagini principali;
- Aggiunta o modifica di spazi pubblicitari, oppure cambio di fornitore ADS con formati più invasivi o script meno performanti;
- Qualsiasi altra variazione che possa aver modificato l’aspetto, la struttura o la qualità percepita delle pagine.
Se il tuo sito è stato regolarmente visibile in Discover per mesi e ha smesso improvvisamente dopo un intervento anche minimo, vale sempre la pena fare un passo indietro e analizzare con attenzione le modifiche recenti, per verificare se possano essere correlate al crollo.
Penalizzazioni manuali per violazione delle policy di Discover
Un crollo improvviso del traffico da Discover può dipendere da una penalizzazione manuale. Google può decidere di rimuovere o limitare la visibilità di contenuti nel feed quando rileva violazioni gravi delle Discover Content Policies.
Secondo la documentazione ufficiale di Google, se un sito viola le policy di Discover, possono essere applicate azioni manuali visibili in Search Console nella sezione “Sicurezza e Azioni Manuali”.
Esempi comuni di violazioni che possono causare una penalizzazione manuale sono la pubblicazione di contenuti ingannevoli, l’adozione di pratiche fraudolente, sponsorizzazioni nascoste, diffusione deliberata di contenuti fasulli, ecc.
Si tratta di violazioni rilevate da revisori umani, che possono provocare una scomparsa immediata dal feed Discover, anche se il sito continua a posizionarsi in ricerca.
Regressione nella qualità percepita dall’algoritmo di Google
Google Discover è progettato per proporre agli utenti contenuti coinvolgenti, utili, affidabili e rilevanti. Per questo motivo, una regressione nella qualità percepita dei contenuti pubblicati può influire negativamente sulla probabilità di comparire nel feed, anche se dal punto di vista del sito non è cambiato apparentemente nulla.
Attenzione ai Core Update (ed ai mutamenti dell’algoritmo)
I Core Update di Google sono gli aggiornamenti ufficiali dell’algoritmo, rilasciati alcune volte l’anno, che modificano i criteri di valutazione della qualità e della pertinenza dei contenuti. A differenza delle penalizzazioni manuali, non colpiscono singoli siti per comportamenti specifici, ma rivedono l’intero ecosistema informativo, riallineando ciò che viene considerato più o meno “meritevole” di visibilità.
Questo tipo di aggiornamento algoritmico può colpire anche siti tecnicamente impeccabili, semplicemente perché l’algoritmo ha modificato le proprie priorità.
In altre parole, attraverso un Core Update, Google “ripensa” al modo in cui classificare i contenuti e valutare la qualità e l’affidabilità dei siti web, rimescolando le carte nell’ottica di un continuo miglioramento dell’esperienza dell’utente e della qualità dei suoi risultati.
Questo significa che:
- anche se il sito non è cambiato, può cambiare il modo in cui Google lo interpreta;
- l’algoritmo può dare più peso ad alcuni segnali e meno ad altri;
- il sito potrebbe essere superato da altri concorrenti che meglio soddisfano i nuovi criteri algoritmici.
Segnali negativi circa la qualità dei contenuti
Oltre agli effetti indiretti dei Core Update, ci sono alcune debolezze editoriali che, se ripetute nel tempo, possono compromettere la visibilità in Discover anche senza che sia intervenuto una modifica dell’algoritmo.
Attenzione quindi a:
- contenuti superficiali o ripetitivi, privi di reale valore aggiunto per l’utente;
- articoli derivativi, troppo simili a fonti già esistenti e più autorevoli;
- titoli sensazionalistici o clickbait, che promettono più di quanto l’articolo realmente offra;
- problemi di E-E-A-T: articoli anonimi, senza autori riconoscibili, né segnali di esperienza concreta sull’argomento;
- sbilanciamento verso la monetizzazione, contenuti con troppa pubblicità o contenuti sponsorizzati non dichiarati all’utente.
Google è molto chiaro su questo punto:
“La pubblicità non deve superare il contenuto editoriale.”
Anche se Google non afferma ufficialmente che un layout carico di annunci pubblicitari possa essere una valida causa di esclusione di un sito da Discover, diversi studi sembrano indicare chiaramente che pagine con pubblicità eccessiva o mal bilanciata possono compromettere l’esperienza dell’utente, ridurre l’engagement e di conseguenza influenzare negativamente l’algoritmo.
Il contenuto non deve essere creato e pubblicato in rete con il solo scopo di esporre messaggi pubblicitari, ma deve essere pensato per offrire la migliore esperienza possibile all’utente: deve essere interessante, coinvolgente e facilmente fruibile.
Uno sbilanciamento verso politiche di monetizzazione troppo aggressive, quindi, può compromettere la qualità percepita del sito e influenzare negativamente l’algoritmo di Discover, riducendo le possibilità di comparire nel feed e di mantenere la visibilità nel tempo.
Cambiamenti negli interessi dell’utente o dei segnali comportamentali
Google Discover non mostra contenuti in base a parole chiave cercate, ma secondo una logica predittiva basata su interessi personalizzati. Ogni utente visualizza un feed diverso, costruito attraverso segnali come:
- Cronologia di navigazione e ricerche precedenti
- Interazioni passate con contenuti simili
- Temi seguiti direttamente in Discover
- Localizzazione e contesto temporale
Questo significa che, anche in assenza di cambiamenti sul sito o di un Core Update, un calo di traffico può dipendere da un cambiamento nel comportamento degli utenti.
Se gli utenti che in passato interagivano frequentemente con i tuoi contenuti iniziano a mostrare interesse per altri argomenti, fonti o formati, l’algoritmo di Discover ridurrà progressivamente la visibilità del tuo sito nei loro feed. Anche un calo di CTR o un aumento della frequenza di rimbalzo possono essere interpretati come segnali di minor rilevanza o coinvolgimento.
Ecco alcune situazioni tipiche:
- Il contenuto non è più in linea con i trend o con l’interesse del pubblico target
- Il formato dell’articolo non incentiva il click o la lettura (es. anteprima poco accattivante)
- I tuoi competitor migliorano l’offerta editoriale, rubando attenzione e interazione
Google, in questo senso, “apprende” dai comportamenti e adatta il feed di conseguenza. Non si tratta di una penalizzazione, ma di un processo dinamico di riallineamento dell’interesse.
In situazioni di questo genere, tuttavia, il calo di traffico da Discover tende a essere graduale, visibile nel tempo e legato a mutamenti nelle preferenze del pubblico. È raro che si manifesti con un crollo improvviso e totale, come nel caso specifico che ho avuto modo di analizzare
Recupero del traffico da Discover: possibili correttivi
Dopo un crollo del traffico da Discover, è naturale cercare soluzioni rapide per “tornare visibili”.
Tuttavia, è importante chiarire subito un punto: non esiste un’azione diretta o garantita per rientrare nel feed.
Google stesso afferma che la presenza in Discover non può essere forzata e che i contenuti vengono selezionati in modo automatico, sulla base di una combinazione complessa di segnali tecnici, editoriali e comportamentali.
Detto ciò, è comunque possibile provare aumentare le probabilità di tornare visibili, intervenendo su tre fronti principali:
Ottimizzazione tecnica e miglioramento della user experience
Effettuare un audit tecnico del sito web è il primo passo per cercare correttivi a situazioni come quelle legate al crollo di traffico da Google Discover (ed a molte altre problematiche SEO).
Esistono diversi strumenti on-line che consentono di fare un check degli aspetti di SEO tecnica di un sito ed identificare eventuali errori o carenze. Tra questi segnalo il Free SEO Checker di Seobility che consente di ottenere, in modo gratuito, un report su una specifica URL.
Un altro aspetto fondamentale, come più volte detto in questa pagina, è il rispetto dei requisiti stabiliti da Core Web Vitals. In questo caso effettuare check periodici delle performance è fortemente consigliato a chiunque abbia a cuore la salute del proprio sito web.
Revisione dei contenuti e rafforzamento editoriale
Una volta certi che dal punto di vista tecnico il sito sia un “buona forma” è consigliato effettuare un’analisi dei contenuti pubblicati, soprattutto quelli che in passato generavano traffico da Discover, e comprendere cosa potrebbe averne indebolito la qualità percepita. Alcune azioni consigliate sono:
- Aumentare l’unicità e l’autorialità degli articoli, evitando contenuti derivativi, troppo brevi o troppo simili ad altri già noti.
- Inserire e/o valorizzare la firma dell’autore, una breve bio, e — dove possibile — collegamenti a profili professionali (LinkedIn, pagina autore, ecc.).
- Migliorare la trasparenza editoriale: indicare chiaramente date, fonti, editore, contatti e altre informazioni utili a stabilire fiducia.
- Se ancora attuali potrebbe aver senso aggiornare e/o riscrivere contenuti già pubblicati, aggiungendo dati più recenti, grafici, approfondimenti o esperienze dirette.
- Concentrarsi su argomenti coerenti con la propria area tematica, per rafforzare l’autorità verticale agli occhi di Google.
In merito a quest’ultimo punto è fortemente sconsigliato sfruttare la propria autorevolezza in un settore per pubblicare contenuti non pertinenti, solo perché possono attrarre clic (es. gossip, finanza, crypto, gaming, ecc.). Google ha introdotto aggiornamenti specifici per contrastare questo comportamento, penalizzando le testate che ospitano contenuti fuori tema solo per finalità di traffico o monetizzazione.
Monitoraggio costante… e tanta pazienza!
Dopo aver effettuato interventi tecnici ed editoriali, è fondamentale adottare un approccio basato sull’analisi costante… e sulla pazienza!
Il recupero del traffico da Discover — quando possibile — non è mai immediato, e Google impiega tempo per “rivalutare” un sito secondo i nuovi segnali. A volte è necessario attendere il prossimo Core Update, quindi potrebbero essere necessari mesi prima di veder risolto il problema.
Ecco alcune buone pratiche per gestire questa fase:
- Monitora Google Search Console, in particolare la sezione “Aspetto nella Ricerca → Discover”, per verificare se vengono nuovamente tracciati clic o impression. Attenzione: questa sezione si popola solo in presenza di dati effettivi.
- Valuta i cambiamenti nel medio-lungo periodo: Discover può iniziare a mostrare nuovamente un articolo per testarne la risposta, e solo dopo consolidare la visibilità.
- Attraverso Analytics osserva il comportamento degli utenti (CTR, tempo di permanenza, bounce rate): anche questi segnali influenzano il feed Discover, che si basa sull’interesse reale, non solo sulla pertinenza tecnica.
Una raccomandazione importante è di evitare correzioni impulsive e continue: modificare troppo spesso il sito senza una strategia può generare confusione sia per l’algoritmo sia per l’utente. Agisci con metodo, misura e intenzionalità. Se un cambiamento è necessario o utile allora pianificane l’adozione, in caso contrario non cambiare cose per il solo gusto di farlo!
Conclusione
Il crollo del traffico da Google Discover può essere vissuto come un evento improvviso, ingiusto, talvolta inspiegabile. E in effetti, Discover è — e rimane — uno spazio volatile, non garantito, e fortemente influenzato da dinamiche algoritmiche complesse, molte delle quali non sono del tutto trasparenti nemmeno per gli addetti ai lavori.
Ma proprio per questo, è essenziale cambiare prospettiva.
Discover non è un diritto da reclamare, né un canale da forzare con tecniche aggressive. È una vetrina che Google concede a chi pubblica contenuti di valore, coerenti, autorevoli e pensati per l’utente, non per l’algoritmo.
Un sito che punta a presidiare Discover in modo stabile deve farlo con una visione editoriale solida, una struttura tecnica impeccabile, e un rispetto profondo per l’esperienza dell’utente.
Se Discover ti ha “fatto cadere”, può essere il momento giusto per ripensare la tua strategia, rafforzare il progetto, e tornare più credibile e utile di prima.
Non si tratta di rincorrere il feed, ma di lavorare per essere degni di farne parte, ogni giorno, contenuto dopo contenuto, pensando sempre all’utente e alla qualità e utilità di ciò che stai scrivendo.

