Sesso a pagamento in videoconferenza? Per la cassazione è prostituzione

La Corte di Cassazione, con sentenze depositate in data di ieri (25464/04 e 25465/04 del 08/06/2004) ha ritenuto che il sesso in videoconferenza ha valore di prostituzione e rende configurabile i reati di sfruttamento e favoreggiamento a carico di coloro che reclutino gli intrattenitori ed esecutori, consentano lo svolgimento, creino i collegamenti internet ovvero ne traggano profitto.
Gestire un sito web che consenta di fare sesso virtuale in videoconferenza, quindi, non esclude l’imputazione di sfruttamento della prostituzione, che sussiste per il solo fatto che il cliente interagisca e chieda atti sessuali, a fronte di corrispettivo, anche se senza un contatto fisico.

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Claudio Garau
Claudio Garau
Web developer, programmatore, Database Administrator, Linux Admin, docente e copywriter specializzato in contenuti sulle tecnologie orientate a Web, mobile, Cybersecurity e Digital Marketing per sviluppatori, PA e imprese.

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