Il contenzioso legale avviato da Elon Musk contro OpenAI e i suoi co-fondatori entra in una fase decisiva. Un giudice federale statunitense ha stabilito che esistono degli elementi sufficienti per portare il caso davanti a una giuria. Il processo è previsto indicativamente per marzo. La decisione rappresenta un momento cruciale in una disputa che intreccia governance, modelli di business e missioni etiche nello sviluppo della AI.
Le origini della controversia tra Musk e OpenAI
Musk ha citato in giudizio OpenAI nel 2024 sostenendo che l’organizzazione abbia violato gli accordi iniziali che la vincolavano a operare come ente non profit al servizio dell’umanità . Secondo l’imprenditore, alcune figure chiave come Sam Altman e Greg Brockman avrebbero orientato la compagnia verso obiettivi commerciali tradendo lo spirito iniziale.
Musk fu tra i primi finanziatori e co-fondatori del progetto ma lasciò il consiglio di amministrazione nel 2018 dopo il mancato accordo sulla sua nomina a CEO. Ufficialmente la separazione fu motivata da possibili conflitti con le attività AI di Tesla, negli anni successivi le critiche verso OpenAI sono diventate però sempre più esplicite, fino alla creazione della sua società for profit xAI.
La richiesta di risarcimento
OpenAI ha completato nel 2025 una riorganizzazione societaria e trasformato il ramo commerciale in una Public Benefit Corporation con una quota del 26% in capo all’ente non profit originario. Per Musk ciò non cancella le promesse iniziali. L’imprenditore chiede ora un risarcimento economico per quelli che definisce dei profitti ottenuti indebitamente.
OpenAI respinge le accuse definendo l’azione legale infondata e parte di una strategia di pressione da parte del supermiliardario. Il verdetto della giuria potrebbe avere delle ripercussioni molto rilevanti sull’intero ecosistema legato all’AI.

