AGCOM ha sanzionato Meta con 103.291 euro per non aver fornito le informazioni richieste sul gruppo Facebook “Mia Moglie”, chiuso dalla piattaforma alla fine di agosto 2025. L’ordinanza-ingiunzione è stata emessa il 7 ottobre 2026 e pubblicata sul sito dell’Autorità il 3 novembre.
Secondo l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, il comportamento della società proprietaria di Facebook costituisce una violazione dell’articolo 10 del Digital Services Act (DSA), la normativa europea che disciplina gli obblighi delle piattaforme e dei servizi online. Meta ha contestato la richiesta e ha presentato ricorso al TAR del Lazio, dove il procedimento risulta ancora pendente.
Perché AGCOM ha chiesto informazioni a Meta
Il gruppo “Mia Moglie” contava più di 30.000 iscritti. Al suo interno venivano pubblicate immagini di donne diffuse senza il loro consenso, accompagnate da commenti descritti da AGCOM come sessisti, umilianti e degradanti.
La chiusura della community è arrivata dopo numerose segnalazioni degli utenti. Meta ha rimosso il gruppo da Facebook il 20 agosto 2025, interrompendo così la disponibilità della pagina e dei relativi contenuti sul social network.
Circa due mesi dopo la rimozione, AGCOM ha inviato alla società una richiesta di informazioni basata sull’articolo 10 del DSA. L’Autorità ha domandato ogni elemento utile relativo al gruppo, compresi i contenuti ancora disponibili, anche sotto forma di screenshot, con particolare riferimento a immagini, video e collegamenti ipertestuali.
La richiesta teneva conto anche della necessità di proteggere i minori, richiamata dall’articolo 13-bis del Decreto Caivano e dalla delibera AGCOM 96/25/CONS, dedicata alla verifica dell’età. L’obiettivo era acquisire elementi sul funzionamento e sui contenuti della pagina nell’ambito delle competenze attribuite all’Autorità.
La posizione di Meta sulla richiesta dell’Autorità
Meta ha risposto ad AGCOM il 18 dicembre 2025, spiegando che il gruppo era stato eliminato da Facebook il 20 agosto e che la società stava collaborando con la Polizia Postale. La vicenda aveva infatti già attirato l’attenzione degli investigatori: a gennaio sono state eseguite perquisizioni e due persone sono state indagate.
L’azienda di Menlo Park ha sostenuto che la richiesta dell’Autorità non avesse una base giuridica valida. In particolare, Meta ha contestato l’applicabilità del Decreto Caivano al caso e ha messo in dubbio la possibilità per AGCOM di avviare un procedimento fondato sul DSA.
La società ha inoltre dichiarato di non poter fornire i dati richiesti per ragioni legate al GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. La rimozione del gruppo e la possibile presenza di informazioni riferibili agli utenti avrebbero reso necessario, secondo Meta, il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa sulla privacy.
Parallelamente, Meta ha presentato ricorso al TAR del Lazio contro l’iniziativa dell’Autorità. Il ricorso non è stato accompagnato da un’istanza cautelare per sospendere il procedimento, circostanza considerata da AGCOM nell’iter che ha portato alla sanzione.
La sanzione da 103.291 euro per la violazione del DSA
AGCOM ha ritenuto che il mancato invio delle informazioni richieste integrasse la violazione dell’articolo 1, comma 30, della legge n. 249 del 31 luglio 1997. La norma prevede una sanzione amministrativa per gli operatori che non rispettano gli obblighi di collaborazione con l’Autorità.
Nel determinare l’importo, l’Autorità ha considerato la gravità della violazione e il fatturato realizzato da Meta in Italia. Il risultato è una multa di 103.291 euro, pari al massimo previsto dalla legge richiamata nel provvedimento.
La cifra è contenuta rispetto alle dimensioni economiche del gruppo californiano e al volume d’affari delle principali piattaforme di social media. Tuttavia, il provvedimento assume rilievo perché riguarda l’obbligo di fornire dati a un’autorità nazionale nell’ambito dell’applicazione del DSA.
Il ricorso di Meta resta pendente al TAR del Lazio
La società può contestare la sanzione davanti al giudice amministrativo, come già avvenuto con il ricorso presentato contro la richiesta di informazioni. Il procedimento davanti al TAR del Lazio non risulta ancora definito.
Il caso si inserisce nel più ampio confronto tra le autorità pubbliche e le grandi piattaforme digitali sul controllo dei contenuti, sulla tutela degli utenti e sulla responsabilità dei social network. Facebook è il servizio direttamente coinvolto, mentre Meta gestisce anche Instagram e altre attività nel settore dei social media; il provvedimento di AGCOM riguarda però nello specifico il gruppo “Mia Moglie” e gli obblighi informativi contestati alla società.
La sanzione è stata formalizzata con l’ordinanza-ingiunzione del 7 ottobre 2026 e pubblicata dall’Autorità il 3 novembre dello stesso anno.

