Solo una Pmi italiana su quattro utilizza l’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane. È il dato principale della ricerca realizzata da Ipsos per Meta su un campione di 500 imprese e presentata a Roma durante l’AI Forum organizzato dalla società. L’indagine evidenzia però un interesse crescente: sette aziende su dieci ritengono che l’IA possa consentire un risparmio di tempo e risorse.
Il tema riguarda soprattutto la capacità delle piccole e medie imprese di trasformare strumenti come l’IA generativa e l’IA agentica in applicazioni concrete. Nel dibattito italiano, soluzioni e piattaforme sviluppate da aziende come OpenAI, Anthropic e Google, con prodotti come ChatGPT, Claude e Gemini, hanno contribuito a portare l’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano. La ricerca Ipsos-Meta mostra tuttavia che l’adozione nelle Pmi procede ancora in modo disomogeneo.
Marketing e clienti trainano i nuovi investimenti in IA
Nei prossimi dodici mesi, tre imprese su cinque prevedono di aumentare l’impiego dell’IA nel marketing e nella creazione di contenuti. La comunicazione commerciale è quindi il principale ambito di crescita atteso, insieme alle attività rivolte direttamente ai clienti.
Il 48% delle aziende intervistate prevede infatti un maggiore utilizzo dell’intelligenza artificiale per sviluppare prodotti o servizi. Seguono la comunicazione con i clienti, indicata dal 47%, e l’acquisizione di nuovi clienti, prevista dal 45% delle Pmi. L’obiettivo è applicare l’IA a funzioni operative già presenti nelle imprese, con risultati misurabili sulla produttività e sulla gestione delle relazioni commerciali.
«Guardando all’utilizzo previsto nel prossimo anno tre imprese su cinque prevedono di aumentare l’impiego dell’IA per il marketing e la creazione di contenuti. Quasi la metà prevede di utilizzarla maggiormente per lo sviluppo di prodotti o servizi (48%), la comunicazione con i clienti (47%) o l’acquisizione di nuovi clienti (45%)», ha dichiarato Chiara Ferrari, Service Line Leader di Ipsos Public Affairs. Secondo Ferrari, sostenere le Pmi italiane richiede «un sostegno concreto e specifico per ciascun settore».
Microimprese più esposte al divario tecnologico
La distanza nell’adozione dell’IA è particolarmente evidente tra le imprese di dimensioni minori. Quasi una microimpresa su tre, il 31%, non ha mai utilizzato strumenti di intelligenza artificiale. Il dato segnala una difficoltà di accesso che non riguarda soltanto la disponibilità delle tecnologie, ma anche competenze, costi e capacità di individuare gli impieghi più adatti.
Quasi due terzi delle Pmi considera inoltre concreto il rischio che le imprese prive di IA possano rimanere indietro rispetto ai concorrenti. Per il 45% degli intervistati, una formazione specifica aiuterebbe a utilizzare maggiormente questi strumenti. Il 73% ritiene invece necessari incentivi più consistenti per permettere alle aziende di beneficiarne.
Angelo Mazzetti, Public Policy Director per l’Italia di Meta, ha sottolineato la necessità di coinvolgere anche il tessuto produttivo più piccolo: «Crediamo che il futuro debba essere per tutti, comprese le piccole e medie imprese che rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana». Mazzetti ha aggiunto: «Dobbiamo lavorare insieme per colmare il divario e mettere rapidamente a loro disposizione gli strumenti di IA agentica più avanzati, per aiutare queste imprese a crescere e contribuire allo sviluppo dell’economia italiana».
L’IA agentica riduce il tempo delle attività di routine
Un capitolo specifico della ricerca riguarda l’IA agentica, cioè sistemi capaci di svolgere attività articolate per conto degli utenti, seguendo obiettivi e passaggi operativi. Tra le imprese che già utilizzano questa tecnologia, il 42% dichiara di avere risparmiato tempo nelle attività di routine.
Gli agenti IA possono essere impiegati per organizzare informazioni, supportare processi interni e gestire operazioni ripetitive. Il loro sviluppo si inserisce nella più ampia evoluzione dell’intelligenza artificiale, che affianca ai chatbot tradizionali strumenti in grado di eseguire sequenze di azioni. A settembre Meta ha lanciato negli Stati Uniti e in Canada Muse for Small Business, nuove funzionalità integrate in Muse, descritto dall’azienda come un agente IA personale pensato per aiutare nella gestione delle attività.
La diffusione di questi strumenti si confronta però con esigenze di affidabilità, formazione e adattamento ai diversi settori produttivi. Per le Pmi, il valore dell’IA dipende dalla possibilità di integrarla nei flussi di lavoro senza aumentare la complessità organizzativa.
Occhiali intelligenti, accessibilità e inclusione digitale
L’AI Forum di Meta ha affrontato anche gli impieghi dell’intelligenza artificiale al di fuori delle attività aziendali. L’evento è stato organizzato in collaborazione con EssilorLuxottica, partner di Meta nello sviluppo degli occhiali intelligenti, presentati come strumenti potenzialmente utili per rendere più accessibili arte e cultura.
Tra i progetti illustrati c’è “Sensing Art – Capolavori oltre lo sguardo”, avviato il 13 ottobre alla Pinacoteca di Brera. All’iniziativa hanno partecipato Chiara Rostagno, vicedirettrice del museo, Elena Dimichino, Chief Corporate & Sustainability Officer di EssilorLuxottica, e Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.
Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale, ha discusso del possibile contributo degli AI glasses all’inclusione digitale tra generazioni. Laura De Dilectis, Ceo di Viola Walk Home, ha invece presentato una partnership con Meta per valutare come l’integrazione degli occhiali intelligenti possa migliorare il servizio dell’app, che offre supporto in tempo reale alle donne che camminano sole di notte.
Nel corso dell’AI Forum sono intervenuti anche Pierpaolo D’Odorico, Co-Founder e Ceo di Datapizza, e Alessandro Tommasi, Founder di FutureProofSociety e partner dell’evento, con un confronto sulle modalità con cui le Pmi italiane possono tradurre l’innovazione legata all’IA in applicazioni operative.

