Recentemente, è emerso un comportamento inquietante da parte di Google Chrome: il browser scarica in modo silenzioso il modello linguistico “on-device” Gemini Nano, occupando circa 4 GB di spazio sul disco degli utenti senza alcun consenso. Questo download, descritto da Alexander Hanff, autore di The Privacy Guy, ha sollevato serie preoccupazioni riguardo alla privacy e alla conformità alle normative vigenti.
Il download non richiesto di Gemini Nano
Il file scaricato, denominato weights.bin, si colloca nella cartella del profilo utente all’interno della directory OptGuideOnDeviceModel. Anche se l’utente tenta di eliminarlo, Chrome provvede a riscaricarlo automaticamente alla prima occasione utile. Questo comportamento è stato documentato su macOS e Windows, rivelando un sistema che non richiede l’interazione dell’utente per attivarsi.
Meccanismi di attivazione e impatto ambientale
Secondo Hanff, il download non è attivato dall’uso di una funzione di intelligenza artificiale. Invece, Chrome analizza le caratteristiche hardware del dispositivo, come la memoria unificata e la GPU, e se il profilo dell’utente soddisfa determinati requisiti, il modello viene scaricato automaticamente. Questo processo avviene anche in profili Chrome creati per audit automatizzati, dove il modello è apparso dopo circa 14 minuti dalla creazione del profilo.
Hanff ha anche stimato l’impatto ambientale di questo download su scala globale. Applicando un’intensità energetica di 0,06 kWh per GB e un fattore di emissione di 0,25 kg CO2e per kWh, il costo per dispositivo arriva a circa 0,06 kg di CO2 equivalente per singolo download. Con una stima di 500 milioni di dispositivi idonei, il totale supera le 30.000 tonnellate di CO2 equivalente, escludendo i successivi riscaricamenti e aggiornamenti futuri del modello.
Implicazioni legali e normative
La questione solleva anche interrogativi legali significativi, poiché Hanff evidenzia una possibile violazione della Direttiva ePrivacy. Questa normativa vieta la scrittura di informazioni sul dispositivo dell’utente senza un consenso preventivo, specifico e informato. Inoltre, si riscontrano profili di non conformità al GDPR, in particolare riguardo alla trasparenza del trattamento dei dati e alla minimizzazione degli stessi per impostazione predefinita.
Funzionalità di Gemini Nano e utilizzo delle risorse
Un ulteriore aspetto preoccupante è che il modello Gemini Nano non supporta le funzioni più evidenti di intelligenza artificiale visibili nella barra degli indirizzi di Chrome. Le query digitate in quella sezione vengono infatti elaborate dai server di Google, mentre il modello locale alimenta funzioni secondarie meno visibili, come i suggerimenti nelle aree di testo. Gli utenti si trovano così a sostenere un costo in termini di spazio su disco e larghezza di banda per un asset che serve principalmente alla roadmap di Google.

