Case editrici e Scott Turow denunciano Meta per violazione del copyright dell’AI

Recentemente, cinque importanti case editrici, insieme allo scrittore Scott Turow, hanno avviato un’azione legale contro Meta, l’azienda madre di Facebook, per presunta violazione del diritto d’autore. Questa causa si inserisce in un contesto più ampio di crescente preoccupazione riguardo all’uso delle opere protette da copyright nel training dei modelli di intelligenza artificiale.

Le accuse contro Meta e il suo CEO

La causa, presentata presso il Distretto Sud di New York, accusa Meta e il suo fondatore Mark Zuckerberg di aver utilizzato illegalmente milioni di opere protette da copyright per addestrare il programma di intelligenza artificiale noto come Llama. Secondo i querelanti, gli ingegneri di Meta avrebbero fatto ricorso a libri e articoli accademici piratati, scaricando copie non autorizzate da piattaforme di pirateria come Anna’s Archive, LibGen e Sci-Hub.

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La denuncia va oltre, sostenendo che “lo stesso Zuckerberg avrebbe personalmente autorizzato e attivamente incoraggiato la violazione” delle normative sul copyright. Questa affermazione, se dimostrata, potrebbe avere conseguenze significative per l’azienda e il suo modello di business.

L’impatto dell’intelligenza artificiale sui diritti degli autori

Le case editrici, tra cui Hachette, Macmillan, McGraw Hill, Elsevier e Cengage, affermano che l’AI di Meta rappresenta una minaccia diretta per i mezzi di sostentamento di scrittori ed editori. Le tecnologie di intelligenza artificiale possono generare contenuti che replicano libri e articoli in modo tale da rendere superfluo l’acquisto delle opere originali. Questo fenomeno solleva interrogativi sulla sostenibilità economica del settore editoriale in un’era digitale sempre più dominata dall’AI.

Questa causa non è un caso isolato. Negli ultimi anni, numerosi autori hanno intrapreso azioni legali contro aziende tecnologiche come OpenAI, Anthropic, Google e xAI per l’uso non autorizzato delle loro opere nel training dei modelli di intelligenza artificiale. Recentemente, Anthropic ha accettato di pagare 1,5 miliardi di dollari a scrittori le cui opere erano state utilizzate senza permesso per addestrare il proprio sistema di AI.

Le aziende come Meta sostengono di operare nel rispetto del principio del “fair use”, una dottrina che consente l’uso limitato di materiale protetto senza autorizzazione del titolare del copyright. Tuttavia, la definizione di cosa costituisca un “uso lecito” è oggetto di dibattito e varia da caso a caso.

La difesa di Meta

Meta ha già dichiarato che intende difendersi in tribunale con determinazione. Il portavoce dell’azienda, Dave Arnold, ha affermato: “L’intelligenza artificiale alimenta innovazioni trasformative, produttività e creatività per individui e aziende.” Questa dichiarazione evidenzia il conflitto tra la necessità di innovare e il rispetto dei diritti d’autore.

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Massimiliano Bossi
Massimiliano Bossi
Stregato dalla rete sin dai tempi delle BBS e dei modem a 2.400 baud, ho avuto la fortuna di poter trasformare la mia passione in un lavoro (nonostante una Laurea in Giurisprudenza). Adoro scrivere codice e mi occupo quotidianamente di comunicazione, design e nuovi media digitali. Orgogliosamente "nerd" sono il fondatore di MRW.it (per il quale ho scritto centinaia di articoli) e di una nota Web-Agency (dove seguo in prima persona progetti digitali per numerosi clienti sia in Italia che all'estero).

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