A Venezia, un caso di dipendenza comportamentale da intelligenza artificiale ha attirato l’attenzione dei media e degli esperti. Una giovane di 20 anni è stata presa in carico dal Servizio per le dipendenze (Serd) dell’azienda sanitaria Ulss 3, un fatto che solleva interrogativi sulle implicazioni psicologiche dell’interazione con sistemi di intelligenza artificiale come ChatGPT e Claude.
I nuovi volti della dipendenza
Tradizionalmente, i servizi per le dipendenze si sono concentrati su problematiche come il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo e l’uso eccessivo di smartphone e social network. Tuttavia, il caso di questa giovane veneziana indica che la dipendenza può estendersi anche a relazioni virtuali con IA e algoritmi. La dottoressa Laura Suardi, primaria del Serd, ha descritto questo fenomeno come “la punta di un iceberg”.
Meccanismi della dipendenza da IA
La dottoressa Suardi ha spiegato che le interazioni con intelligenza artificiale possono assumere una forma di legame affettivo. “Nel dialogo, l’algoritmo impara a conoscere l’utente e fornisce risposte che risuonano con i suoi desideri”, ha dichiarato. Questo può portare a una relazione che sembra più autentica rispetto a quella con coetanei, creando un orizzonte di riferimento unico.
Strategie di intervento
Gestire la dipendenza da IA richiede un approccio multidisciplinare. “Non basta imporre limiti all’uso di questi strumenti”, ha affermato Suardi. È fondamentale coinvolgere le famiglie e applicare competenze sia psicologiche che psichiatriche. La formazione e la progettualità degli ultimi due anni hanno preparato il personale ad affrontare questa nuova frontiera della salute mentale.
La crescente interazione con l’IA
Con l’evoluzione della tecnologia, l’interazione con sistemi come OpenAI, Gemini e OpenClaw sta diventando sempre più comune. Questi strumenti, sebbene utili, possono contribuire a comportamenti problematici se non vengono utilizzati con consapevolezza.
La situazione di questa giovane veneziana serve da monito. La crescente integrazione dell’IA nelle nostre vite quotidiane richiede una riflessione profonda sulle dinamiche di dipendenza e sull’importanza di stabilire relazioni sane con la tecnologia.

