Quando l’open è meglio del closed (e quando no)

I risultati contenuti in un rapporto recentemente stilato da Coverity in collaborazione il DHS (Department of Homeland Security) avrebbe evidenziato una particolare relazione tra quantità di codice sorgente nei software, qualità di quest’ultimo e licenza di rilascio.

In pratica, le applicazioni di piccole e medie dimensioni associate ad una licenza Open Source presenterebbero un sorgente di qualità superiore rispetto alle analoghe proposte di tipo commerciale, questo dato verrebbe però rovesciato nel caso in cui il codice superi il milione di linee.

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Per effettuare le necessarie verifiche sarebbe stata impiegata una procedura molto simile a quella utilizzata dagli sviluppatori per il debugging, per cui gli analisti avrebbero spulciato i sorgenti alla ricerca di errori e porzioni di codice in grado di generare malfunzionamenti.

Secondo il report presentato, i software liberi compresi fra 500 mila e 1 milione di linee di codice registrerebbero in media 0,44 difetti per mille linee, mentre le applicazioni proprietarie ne avrebbero 0,98 ogni mille; oltre il milione di linee i sorgenti i prodotti Open presenterebbero 0,75 difetti per mille linee contro 0,66 su mille dei Closed Source.

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Claudio Garau
Claudio Garau
Web developer, programmatore, Database Administrator, Linux Admin, docente e copywriter specializzato in contenuti sulle tecnologie orientate a Web, mobile, Cybersecurity e Digital Marketing per sviluppatori, PA e imprese.

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