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OpenAI testa la pubblicità in ChatGPT e una ricercatrice si dimette

L’arrivo dei primi annunci pubblicitari nel chatbot di OpenAI ha innescato un acceso dibattito interno ed esterno all’azienda. Zoë Hitzig, ricercatrice con formazione economica e un incarico accademico ad Harvard, ha annunciato le proprie dimissioni lo stesso giorno dell’avvio dei test pubblicitari su ChatGPT e pubblicato un intervento critico sul The New York Times.

Le critiche di Zoë Hitzig ad OpenAI

Hitzig non ha definito immorale la pubblicità in sé ma ha evidenziato i rischi legati alla natura dei dati trattati dai chatbot. A differenza dei social network tradizionali, ChatGPT raccoglie conversazioni che includono questioni mediche, problemi relazionali e convinzioni religiose. Questo “archivio di confidenze”, non ha precedenti e crea degli incentivi potenzialmente pericolosi dal punto di vista della ricerca del profitto.

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OpenAI ha dichiarato che gli annunci, per ora visibili agli utenti dei piani gratuiti e Go, saranno chiaramente etichettati e non influenzeranno le risposte del modello. La personalizzazione è attiva di default e si basa su chat attuali e interazioni precedenti senza condividere i contenuti con gli inserzionisti.

Nel suo intervento Hitzig richiama il precedente di Facebook e sottolinea come le promesse di controllo sui dati si siano progressivamente indebolite nel tempo, anche alla luce delle contestazioni della Federal Trade Commission. Il timore è che, con la crescita della pubblicità, anche OpenAI possa trovarsi spinta a rivedere i propri principi.

La ricercatrice sottolinea inoltre un possibile contrasto tra l’ottimizzazione per l’engagement e il benessere degli utenti. I sistemi progettati per aumentare l’attività quotidiana potrebbero adottare comportamenti anche troppo accomodanti o rinforzare dinamiche psicologiche problematiche.

Anthropic sceglie una strada del tutto diversa

Anthropic, da parte sua, ha ribadito che la pubblicità non comparirà mai in Claude. Il CEO Sam Altman ha così difeso il nuovo modello basato sull’advertising definendolo una soluzione per ampliare l’accesso all’AI.

Hitzig ha proposto delle alternative tra cui meccanismi di cross-subsidy sul modello dei fondi universali di servizio, organismi indipendenti con poteri vincolanti sull’uso dei dati e data trust cooperativi. Questo per evitare due scenari estremi: un’AI gratuita ma manipolativa o un servizio premium accessibile solo a chi se lo può permettere.

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Claudio Garau
Claudio Garau
Web developer, programmatore, Database Administrator, Linux Admin, docente e copywriter specializzato in contenuti sulle tecnologie orientate a Web, mobile, Cybersecurity e Digital Marketing per sviluppatori, PA e imprese.

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