OpenAI realizzerà un robot umanoide: lo ha confermato Sam Altman durante un’intervista a Sources Podcast, pubblicata il 19 ottobre 2026. Per il CEO dell’azienda, il valore principale del dispositivo non sarà la forma, ma il sistema di intelligenza artificiale incaricato di interpretare l’ambiente e agire nel mondo reale.
L’ipotesi si aggiunge ai progetti hardware attribuiti a OpenAI, tra cui uno smart speaker e un possibile smartphone agentico. Il robot, tuttavia, appare ancora lontano da un debutto commerciale: l’azienda punta prima a dimostrare le capacità dell’AI applicata alla robotica.
Sam Altman: “Lo faremo” sul robot umanoide di OpenAI
La conferma è arrivata in risposta a una domanda diretta sulla possibilità che OpenAI sviluppi un automa con sembianze umane. La replica di Sam Altman è stata breve e netta: “Lo faremo”. Il passaggio dell’intervista è collocato al minuto 58:22 dell’episodio di Sources Podcast.
La motivazione fornita dal CEO parte dal modo in cui è organizzato il mondo. Edifici, strumenti, interfacce e spazi sono stati progettati principalmente per le persone; un robot con una struttura simile a quella umana potrebbe quindi muoversi e operare senza richiedere una completa riprogettazione degli ambienti.
La scelta di un corpo umanoide non viene presentata soltanto come un esercizio estetico o ingegneristico. Secondo la visione espressa da Altman, replicare almeno in parte la forma umana avrebbe una logica funzionale: consentire a una macchina di interagire con contesti costruiti per il corpo e le capacità delle persone.
Il vero obiettivo è il “cervello” artificiale
Nel progetto immaginato da Altman, il form factor non rappresenta la priorità. Il focus dovrebbe essere il “cervello” del robot, cioè l’insieme di modelli, sistemi di percezione e capacità decisionali che permetteranno alla macchina di comprendere ciò che accade intorno a sé.
La componente centrale sarebbe dunque l’AI. I modelli attuali sono già in grado di osservare immagini e scene, interpretare informazioni provenienti dal mondo reale e produrre risposte in base al contesto. Il passaggio successivo consiste nel collegare queste capacità a un dispositivo fisico capace di eseguire azioni, non soltanto di conversare o generare contenuti.
In questo scenario, un robot umanoide di OpenAI dovrebbe combinare percezione dell’ambiente, comprensione delle istruzioni e controllo dei movimenti. La fonte non fornisce dettagli sul design, sui componenti hardware o sulle applicazioni previste, ma le dichiarazioni di Altman indicano che la ricerca sarà orientata soprattutto all’integrazione tra modelli di intelligenza artificiale e interazione fisica.
Una dimostrazione attesa entro il 2027
Un’indicazione temporale era già arrivata poco più di un mese prima, durante un’intervista rilasciata da Altman a Fortune. In quell’occasione, il CEO aveva parlato della possibilità di mostrare una demo significativa delle capacità di OpenAI nell’ambito della robotica entro il 2027.
“credo che nel 2027 avremo una dimostrazione interessante, una dimostrazione davvero notevole. Non penso che vedremo robot camminare per le strade prima di qualche anno ancora, ma avremo qualcosa di impressionante.”
La dichiarazione distingue tra una dimostrazione tecnologica e una diffusione su larga scala. Una demo avanzata potrebbe servire a mostrare cosa è in grado di fare il sistema di AI, mentre la presenza di robot umanoidi negli spazi pubblici richiederebbe tempi più lunghi e un livello di affidabilità ancora da raggiungere.
Non è stato indicato se il prototipo sarà interamente sviluppato da OpenAI o se il progetto potrà coinvolgere partner specializzati nella robotica. Al momento, l’azienda non ha presentato un prodotto commerciale né ha comunicato specifiche tecniche sul possibile automa.
Robotica e dibattito sui rischi dell’AI
L’intervista di Sources Podcast non si è concentrata soltanto sul robot umanoide. Nel corso dell’episodio, della durata superiore a un’ora, Sam Altman ha affrontato anche temi più ampi legati allo sviluppo dell’AI e al ruolo di OpenAI nel settore.
Tra gli argomenti discussi figurano l’eventualità di rallentare il progresso tecnologico, i rischi associati ai sistemi di intelligenza artificiale e la necessità di introdurre regole per governarne l’evoluzione. Altman ha inoltre sostenuto che alcuni rischi dovranno essere accettati, mentre resta aperta la questione di come definire limiti e responsabilità per tecnologie sempre più autonome.
Nel confronto è emersa anche l’ipotesi di una possibile bolla dell’AI. Il progetto del robot umanoide si inserisce quindi in un contesto ancora caratterizzato da forti investimenti, aspettative elevate e interrogativi sulla distanza tra dimostrazioni sperimentali e prodotti realmente disponibili.

