Negli ultimi mesi, LinkedIn è finito al centro di una controversia riguardante la privacy degli utenti. Secondo alcune segnalazioni, la piattaforma di networking professionale starebbe raccogliendo dati attraverso un metodo controverso che coinvolge la scansione delle estensioni del browser. Questa pratica, definita BrowserGate, ha sollevato interrogativi sulla legalità e sull’etica del comportamento di LinkedIn.
La scansione delle estensioni del browser
Quando un utente accede a LinkedIn, viene attivato uno script JavaScript che scansiona oltre 6.000 estensioni del browser, raccogliendo informazioni preziose. Questo processo non si limita a identificare le estensioni, ma include anche dati sul computer dell’utente, come la CPU, la risoluzione dello schermo e persino lo stato della batteria. Tali informazioni possono essere utilizzate per creare profili dettagliati degli utenti, il che solleva preoccupazioni significative riguardo alla privacy.
Critiche e denunce di violazione della privacy
Secondo l’associazione tedesca Fairlinked, che si occupa della difesa degli interessi degli utenti professionali, questa attività di scansione rappresenta una violazione del GDPR. LinkedIn, già in possesso di diverse informazioni sugli utenti, utilizza questo metodo per rafforzare i propri profili, il che avviene senza alcun consenso esplicito da parte degli utenti. La situazione è aggravata dalla presenza di estensioni di circa 200 concorrenti nel campo dei social media.
La difesa di LinkedIn
In risposta alle accuse, LinkedIn ha negato di creare profili dei suoi utenti tramite questo metodo. L’azienda ha spiegato che la scansione delle estensioni è svolta esclusivamente per identificare quelle utilizzate per lo scraping dei dati, che violano i termini del servizio. LinkedIn ha anche chiarito che la controversia è stata innescata da un’azione legale dell’estensore di Teamfluence, un’estensione bloccata per violazioni delle normative.

