Google ha aperto l’accesso preliminare a Home MCP, un server che permette agli agenti di intelligenza artificiale di leggere la configurazione di una casa collegata a Google Home, controllare i dispositivi e consultare la cronologia degli eventi. La sperimentazione è disponibile negli Stati Uniti, in inglese, per gli abbonati al piano Google Home Premium Advanced.
La novità consente di utilizzare modelli e assistenti diversi da quelli sviluppati direttamente da Google. Tra gli agenti compatibili figurano Claude, ChatGPT, Google Antigravity, Hermes e OpenClaw, oltre a qualunque applicazione in grado di supportare il protocollo MCP, nato in Anthropic per collegare i modelli linguistici a servizi e strumenti esterni.
Come funziona Home MCP per la smart home
Il server MCP agisce come un punto di collegamento tra Google Home e l’agente AI scelto dall’utente. Attraverso questo canale, l’intelligenza artificiale può conoscere le abitazioni a cui l’utente ha accesso, individuarne stanze e dispositivi e verificare quali comandi siano disponibili per ciascun apparecchio.
Secondo la descrizione riportata da Google, gli strumenti messi a disposizione consentono di leggere lo stato dei dispositivi in tempo reale, inviare comandi e interrogare la cronologia degli eventi in un intervallo di tempo. La fonte dedicata all’annuncio indica cinque strumenti complessivi: uno per l’elenco delle case, uno per stanze e dispositivi, uno per lo stato corrente, uno per l’esecuzione delle azioni e uno per la consultazione della cronologia.
Il supporto a MCP non sostituisce il protocollo Matter, già utilizzato nell’ecosistema della casa connessa. La smart home basata su Google Home mantiene quindi la compatibilità con lo standard per l’interoperabilità dei dispositivi, mentre MCP introduce un livello ulteriore per consentire agli agenti AI di interpretare richieste espresse in linguaggio naturale e trasformarle in operazioni concrete.
L’utente non deve necessariamente ricordare la formula esatta prevista da un assistente vocale. Può chiedere, per esempio, di verificare se una luce è rimasta accesa, controllare la temperatura o ricostruire che cosa è accaduto davanti all’ingresso. L’agente analizza la richiesta, consulta i dati disponibili e, quando autorizzato, esegue l’azione corrispondente.
Videocamere, cronologia e dashboard personalizzate
Gli esempi forniti da Google vanno oltre il semplice controllo di lampadine, termostati o altri apparecchi domestici. Un agente può incrociare le registrazioni di più videocamere e generare un riepilogo delle attività avvenute in casa, mostrando anche i filmati pertinenti.
Una richiesta potrebbe riguardare il rientro dei figli da scuola: il sistema analizza gli eventi rilevati dalle videocamere e restituisce una descrizione delle azioni osservate, insieme alle clip associate. In questo scenario, l’AI non si limita a riprodurre una registrazione, ma organizza informazioni provenienti da più fonti in una risposta comprensibile.
La cronologia domestica può essere utilizzata anche per domande sulle abitudini e sui consumi operativi dei dispositivi. L’agente può calcolare, ad esempio, quanti cicli di lavatrice sono stati completati in una settimana oppure per quanto tempo sono rimaste accese le luci in un determinato periodo.
Un’altra possibilità riguarda la creazione di dashboard su misura. L’utente può chiedere all’agente di costruire una schermata con una panoramica della casa intelligente, selezionando le informazioni più utili: stato dei dispositivi, attività recenti, cronologia e altri dati accessibili tramite Google Home.
Gli agenti possono inoltre svolgere attività asincrone o proattive e avvisare l’utente quando il lavoro è terminato. La notifica può arrivare anche attraverso un messaggio audio riprodotto da uno speaker Google Home, senza richiedere l’apertura manuale di un’applicazione.
Claude, ChatGPT e OpenClaw tra gli agenti compatibili
Il punto centrale dell’iniziativa è la possibilità di scegliere l’agente AI senza restare vincolati all’assistente proprietario dell’ecosistema. Oltre a Gemini, già utilizzato da Google per i comandi vocali e le funzioni legate alla casa, Home MCP può essere collegato ad applicazioni sviluppate da aziende diverse.
La compatibilità comprende Claude di Anthropic, ChatGPT di OpenAI e OpenClaw. Sono indicati anche Google Antigravity ed Hermes, mentre il requisito generale riguarda il supporto allo standard MCP. In questo modo il modello linguistico utilizzato per comprendere le richieste può essere separato dall’infrastruttura che gestisce dispositivi, stanze e automazioni.
La configurazione, tuttavia, non è pensata per un’attivazione immediata da parte di qualunque utente. L’accesso anticipato richiede procedure rivolte agli sviluppatori, con l’impostazione del server MCP e del client o dell’applicazione AI compatibile. La disponibilità resta inoltre limitata alla fase di test.
Disponibilità e limiti della sperimentazione Google
Home MCP è al momento disponibile solo negli Stati Uniti e in lingua inglese. L’accesso è riservato agli abbonati Google Home Premium Advanced, il cui costo indicato per il mercato statunitense è di 20 dollari al mese.
La funzione è quindi distante da una distribuzione globale e generalizzata. Oltre alla sottoscrizione, sono necessari un agente compatibile con MCP e una configurazione tecnica specifica. Anche le azioni eseguibili dipendono dai dispositivi presenti nella casa, dai comandi supportati e dai dati resi disponibili dal relativo ecosistema Google Home.
La sperimentazione introduce così un modello in cui la casa connessa può essere controllata da più agenti AI, non soltanto dall’assistente associato al produttore della piattaforma. L’utente può rivolgersi a Claude, ChatGPT, Gemini o a un altro client compatibile per interrogare lo stato dell’abitazione, analizzare gli eventi e gestire i dispositivi attraverso richieste formulate in linguaggio naturale.

