Giorgia Meloni deposita la voce contro i deepfake AI

Il 5 ottobre 2026 Giorgia Meloni ha depositato una registrazione della propria voce presso l’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, per tutelarsi dalla clonazione vocale e dai contenuti deepfake realizzati con l’intelligenza artificiale. La richiesta, ancora in attesa di approvazione, punta a impedire l’uso abusivo dell’identità sonora della Presidente del Consiglio.

La registrazione contiene la frase “Io sono Giorgia Meloni”, ripetuta più volte. Il file audio è stato pubblicato in esclusiva da Repubblica e ripreso dall’ANSA, trasformando una breve traccia vocale in uno strumento di tutela legale contro una delle applicazioni più controverse dell’AI generativa.

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La richiesta all’EUIPO contro la clonazione vocale

La procedura avviata da Meloni mira a proteggere la sua voce dall’impiego non autorizzato in contenuti audiovisivi, comunicazioni pubbliche e materiali distribuiti online. La tutela richiesta riguarderebbe anche contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche.

Secondo le prime informazioni, la Presidente del Consiglio sarebbe assistita da uno studio legale con sede a Roma e da una società marchigiana specializzata nella protezione della proprietà intellettuale. Il deposito presso EUIPO non equivale ancora all’approvazione definitiva: l’ufficio europeo deve infatti esaminare la richiesta prima di concedere la tutela.

Il caso introduce nel dibattito sulla proprietà intellettuale un elemento sempre più rilevante: la voce può essere riprodotta da sistemi di intelligenza artificiale partendo da campioni audio relativamente brevi. Una volta addestrati, questi strumenti sono in grado di generare frasi e messaggi non pronunciati dall’interessato, rendendo più difficile distinguere una dichiarazione autentica da una falsificazione.

Dalle truffe online ai falsi messaggi politici

Il rischio non riguarda soltanto la reputazione delle figure istituzionali. Nei mesi scorsi è comparsa su Facebook un’inserzione in cui la Presidente del Consiglio sembrava invitare gli utenti a investire 250 euro. Il messaggio era in realtà una truffa realizzata con l’AI, costruita per sfruttare l’immagine e la voce di una personalità pubblica allo scopo di aumentare la credibilità dell’offerta.

Un contenuto di questo tipo può raggiungere utenti che non verificano la fonte, il contesto o l’autenticità del video. La combinazione tra immagine manipolata, voce clonata e loghi o grafiche apparentemente istituzionali rende i deepfake particolarmente efficaci nelle campagne di disinformazione e nelle frodi finanziarie.

La falsificazione può inoltre essere utilizzata per attribuire a un esponente politico dichiarazioni mai pronunciate, annunci inesistenti o messaggi capaci di influenzare il dibattito pubblico. Per questo la protezione richiesta da Meloni non si limita a un interesse personale, ma riguarda anche gli effetti che una voce contraffatta può produrre nella comunicazione politica.

Giorgia Meloni tra le persone più associate ai deepfake

Una ricerca pubblicata all’inizio dell’estate ha indicato Giorgia Meloni come il secondo personaggio pubblico più cercato in Italia in relazione ai deepfake. Al primo posto della classifica figura l’attrice Sydney Sweeney.

L’elenco comprende anche Jenna Ortega, Diletta Leotta, Billie Eilish, Sabrina Carpenter, Dua Lipa, Rose Villain, Chiara Ferragni e Taylor Swift. La presenza di leader politici, attrici, cantanti e influencer mostra come il fenomeno colpisca categorie diverse, accomunate da un’elevata esposizione pubblica e dalla grande quantità di immagini e registrazioni disponibili online.

La disponibilità di questi materiali costituisce una risorsa per i modelli di AI capaci di sintetizzare volti e voci. Sistemi generativi e assistenti basati su tecnologie GPT, così come piattaforme note come ChatGPT, Claude e Gemini, hanno reso l’intelligenza artificiale più accessibile al grande pubblico; la clonazione vocale e i deepfake, però, possono essere prodotti anche attraverso strumenti e servizi specifici dedicati alla manipolazione audiovisiva.

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Massimiliano Bossi
Massimiliano Bossi
Stregato dalla rete sin dai tempi delle BBS e dei modem a 2.400 baud, ho avuto la fortuna di poter trasformare la mia passione in un lavoro (nonostante una Laurea in Giurisprudenza). Adoro scrivere codice e mi occupo quotidianamente di comunicazione, design e nuovi media digitali. Orgogliosamente "nerd" sono il fondatore di MRW.it (per il quale ho scritto centinaia di articoli) e di una nota Web-Agency (dove seguo in prima persona progetti digitali per numerosi clienti sia in Italia che all'estero).

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