Nel 2026, l’e-commerce in Italia continua a mostrare segnali di crescita, con un numero significativo di nuove aziende che si affacciano online. Tuttavia, il panorama del commercio digitale sta subendo una contrazione, evidenziando un mercato sempre più selettivo e competitivo.
Il panorama attuale dell’e-commerce italiano
Secondo l’Osservatorio sui siti e-commerce italiani realizzato da Netcomm in collaborazione con Cribis, nel 2026 sono state registrate 21.717 nuove aziende che hanno avviato attività online. Di queste, quasi 12.000 sono società di capitale. Tuttavia, il numero delle aziende attive è diminuito, con 23.211 realtà che non sono più presenti nel mercato rispetto al 2025. Attualmente, il settore conta circa 87.000 aziende italiane attive nel commercio digitale, con una diminuzione del 4,4% rispetto all’anno precedente.
La maturità selettiva del mercato e-commerce
Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, ha descritto l’e-commerce italiano come entrato in una fase di “maturità selettiva“, dove non è più solo il numero degli operatori online a contare, ma la sostenibilità dei modelli di business. Questo cambiamento implica che le aziende devono dimostrare competenze, efficienza operativa e capacità di investimento elevate per restare competitive.
Il mercato ha visto un riassestamento dimensionale, con un incremento del 37,7% delle micro imprese, mentre le grandi aziende hanno registrato un calo del 14,3%. Oggi, il 68,4% delle aziende operanti nel commercio elettronico sono micro imprese, seguite da un 23% di piccole imprese. Questo scenario indica che, sebbene il numero di aziende online sia in crescita, la loro capacità di sopravvivere nel lungo termine sta diventando sempre più critica.
Settori in crescita e sfide future
I settori che mostrano i trend più promettenti includono il manifatturiero, in particolare i segmenti dell’arredamento, cosmetica e giocattoli. Infatti, nel 2026, il settore della cosmetica ha visto un’incidenza di e-commerce pari al 35,3%, seguito dall’industria dei giocattoli con il 33,5% e dall’editoria con il 24,7%.
Al contrario, alcuni settori come turismo e ticketing hanno subito una contrazione significativa, con cali rispettivamente del -29,7% e -21,2%. La vendita online in questi comparti richiede una revisione dei modelli di business e un adattamento alle nuove esigenze dei consumatori.
Confronto europeo e prospettive future
Nel contesto europeo, l’Italia si posiziona in modo simile alla Germania per numero di aziende con e-commerce, con 87.000 realtà rispetto alle 89.000 tedesche. Tuttavia, la percentuale di imprese con canali di vendita online è ancora bassa in Italia, rappresentando solo l’1,3% del totale. Questo dato è inferiore a quello di mercati più avanzati come la Svizzera, dove la quota arriva al 2,1%.
Il calo nel numero di imprese non indica solo una contrazione del mercato ma anche una selezione più netta tra quelle in grado di sostenere un canale online. Le società di capitale che operano nel settore mostrano indicatori economici superiori rispetto alle micro e piccole imprese, evidenziando la necessità di investimenti strategici in persone, tecnologie e reti di vendita, sia digitali che fisiche.

