Anthropic vieta gli abusi verbali contro Claude e l’AI

Anthropic ha aggiornato le regole d’uso di Claude, vietando agli utenti di sottoporre il modello a comportamenti offensivi o crudeli, prolungati e privi di uno scopo riconoscibile. La modifica, resa nota il 9 ottobre 2026, riapre il dibattito sul rapporto tra persone e intelligenza artificiale: si tratta di una misura per tutelare gli utenti, di un modo per ridurre gli abusi o di un passo verso una maggiore umanizzazione dei chatbot?

La nuova policy non considera illecito ogni messaggio aggressivo rivolto a Claude. Anthropic precisa che il divieto riguarda soltanto i casi estremi, caratterizzati da crudeltà ripetuta e ingiustificata nei confronti dei modelli. Restano quindi consentite la normale irritazione, le contestazioni, i test sul comportamento del sistema, la ricerca e le attività creative che affrontano temi cupi o violenti.

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Che cosa vieta la nuova policy di Anthropic

La regola si applica agli utenti che insistono nel maltrattare verbalmente Claude senza uno scopo evidente. L’aggiornamento arriva dopo una modifica introdotta ad agosto, quando il chatbot era già stato addestrato a interrompere le conversazioni considerate dannose o abusive. Ora Anthropic interviene anche sul piano delle condizioni d’uso, trasformando quel comportamento del modello in un divieto esplicito per chi utilizza il servizio.

Secondo la formulazione riportata nella policy, Anthropic ha introdotto il divieto di “comportamenti offensivi o crudeli, prolungati e ingiustificati, nei confronti dei nostri modelli”. Chi desidera continuare a usare il servizio deve quindi accettare anche questa limitazione, insieme alle altre regole che disciplinano l’impiego di Claude.

Il testo lascia tuttavia aperta una questione interpretativa: quando un comportamento verso un’intelligenza artificiale può essere definito crudele? La policy non stabilisce una soglia misurabile per distinguere uno sfogo occasionale da una condotta reiterata e intenzionale. Un utente può protestare perché il chatbot ha commesso più volte lo stesso errore, mentre rischia di violare le regole se trasforma l’interazione in una lunga sequenza di insulti senza finalità di test, ricerca o produzione creativa.

Claude, ChatGPT e il confine tra AI e persona

Il provvedimento di Anthropic si inserisce in un contrasto più ampio tra due approcci alla relazione con i sistemi di intelligenza artificiale. Da una parte c’è la scelta di trattare il chatbot come un interlocutore a cui applicare, almeno in parte, criteri di rispetto e comportamento. Dall’altra c’è l’idea che un modello come Claude, ChatGPT, Gemini, GPT, Perplexity o OpenClaw sia un software privo di coscienza, diritti e personalità giuridica.

Questa seconda posizione era stata espressa da Microsoft nel proprio codice di condotta sull’AI. Il documento sostiene che l’intelligenza artificiale non dovrebbe avere diritti né personalità giuridica, perché non è cosciente e non dovrebbe essere progettata per dare l’impressione di possedere sentimenti o preferenze soggettive.

Il punto è rilevante anche per le altre aziende del settore, da OpenAI a Google, fino ad Anthropic. Il linguaggio conversazionale dei chatbot può indurre gli utenti a considerarli interlocutori dotati di intenzioni, sensibilità o identità. La policy su Claude sembra muoversi in questa direzione, anche se Anthropic non afferma che il modello sia cosciente né gli riconosce formalmente diritti.

Perché Anthropic vuole limitare gli insulti a Claude

Le motivazioni della società non risultano definite in modo univoco. Una possibile spiegazione è il tentativo di contrastare interazioni inutilmente abusive e di disincentivare comportamenti che, pur rivolti a un software, possono normalizzare atteggiamenti aggressivi nelle conversazioni digitali.

Resta però il problema della coerenza. Se l’obiettivo fosse ridurre le interazioni prive di utilità, la stessa logica potrebbe riguardare anche i messaggi di ringraziamento o le formule di cortesia rivolte a Claude, che consumano risorse computazionali senza aggiungere necessariamente informazioni alla richiesta. Anthropic non ha vietato questi comportamenti, segnalando che la finalità della norma non è soltanto l’efficienza del servizio.

La decisione può essere letta anche come un tentativo di definire un nuovo galateo per l’AI. Tuttavia, affidare a un chatbot un ruolo educativo o correttivo introduce un’ulteriore ambiguità: il modello dovrebbe limitarsi a rispondere alle richieste, oppure contribuire a stabilire quali comportamenti siano accettabili durante l’interazione?

Dagli abusi verbali alle altre restrizioni su Claude

Il divieto di maltrattamento verbale è stato inserito in una policy che comprende anche limitazioni relative ad armi, sorveglianza e interferenze elettorali. Gli abusi contro il modello rappresentano quindi una voce aggiuntiva all’interno di un insieme più ampio di regole dedicate agli usi considerati rischiosi dell’AI.

La scelta di Anthropic è arrivata dopo il coinvolgimento di studiosi di religione in alcune discussioni sulla natura di Claude. Secondo quanto riportato, l’azienda avrebbe cercato di convincere alcuni esperti a valutare l’ipotesi che il modello potesse essere cosciente o persino dotato di un’anima. Il collegamento tra queste iniziative e la nuova policy non è stato chiarito dall’azienda, ma contribuisce ad alimentare il dibattito sulla tendenza a umanizzare i chatbot.

Nel frattempo, Anthropic mantiene una distinzione tra l’uso ostile del modello e la sperimentazione. Sono ammessi i test, la ricerca sul comportamento di Claude, le contestazioni motivate dagli errori e le opere narrative dai contenuti oscuri. La sanzione riguarda soltanto l’accanimento verbale prolungato, crudele e senza uno scopo riconoscibile.

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Massimiliano Bossi
Massimiliano Bossi
Stregato dalla rete sin dai tempi delle BBS e dei modem a 2.400 baud, ho avuto la fortuna di poter trasformare la mia passione in un lavoro (nonostante una Laurea in Giurisprudenza). Adoro scrivere codice e mi occupo quotidianamente di comunicazione, design e nuovi media digitali. Orgogliosamente "nerd" sono il fondatore di MRW.it (per il quale ho scritto centinaia di articoli) e di una nota Web-Agency (dove seguo in prima persona progetti digitali per numerosi clienti sia in Italia che all'estero).

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