SpaceX, società fondata da Elon Musk, ha annunciato l’acquisizione di xAI, fondata anch’esso dallo stesso imprenditore. Nasce così una delle integrazioni tecnologiche più ambiziose di sempre, con l’obiettivo di creare un ecosistema che combini AI, razzi riutilizzabili, connettività satellitare e piattaforme di comunicazione in tempo reale. Secondo la visione di Musk, questa unione rappresenta un passo decisivo per superare i limiti fisici ed energetici dei data center terrestri.
Perché l’AI deve spostarsi nello spazio?
Ad oggi lo sviluppo dell’AI dipende da enormi data center posizionati a terra e caratterizzati da consumi energetici e costi di raffreddamento sempre più difficili da sostenere. La domanda mondiale di elettricità per l’AI, infatti, non potrà essere soddisfatta a lungo senza impatti ambientali e sociali molto negativi.
La soluzione proposta è l’AI spaziale con satelliti che operano come data center orbitali alimentati da energia solare quasi costante con costi e di manutenzione minimi. Il Sole è poi una fonte energetica ideale per il calcolo ad alta intensità .
Un progetto di questa portata è possibile solo grazie a Starship, un veicolo di nuova generazione pensato per trasportare fino a 200 tonnellate ogni singolo lancio. Nel 2025 sono state portate in orbita circa 3000 tonnellate di carico, soprattutto satelliti Starlink, tramite il razzo Falcon.
Con Starship SpaceX prevede la possibilità di spedire milioni di tonnellate all’anno e di aprire la strada a costellazioni di milioni di satelliti dedicati all’AI. Le stime attuali (anche se teoriche) parlano di un milione di tonnellate di satelliti, con 100 kW di potenza computazionale per tonnellata, che genererebbe 100 gigawatt di capacità AI all’anno per poi arrivare in futuro a 1 terawatt annuo.
Oltre l’orbita terrestre: Luna e Marte
Nel lungo periodo, le capacità di Starship consentiranno di realizzare delle basi permanenti sulla Luna e su Marte. Grazie alla produzione locale e a sistemi come i mass driver elettromagnetici sarà possibile costruire e lanciare satelliti direttamente dallo spazio profondo.
Questo scenario potrebbe così evolvere verso una civiltà di scala di Kardashev livello II, capace di sfruttare una quota veramente ingente dell’energia solare.

