Negli ultimi anni, le promesse legate all’intelligenza artificiale (IA) si sono moltiplicate, promettendo di semplificare e ridurre il carico di lavoro. Tuttavia, uno studio recente condotto da ActivTrak ha svelato un quadro inaspettato: l’adozione di strumenti di IA come ChatGPT e Claude ha portato a un aumento significativo delle ore lavorative, anziché a una loro diminuzione.
Un aumento del carico di lavoro senza precedenti
Lo studio ha esaminato 10.584 lavoratori per un periodo di 180 giorni, sia prima che dopo l’implementazione dell’IA. I risultati sono stati sorprendenti: non è stata trovata una singola attività in cui il tempo di lavoro sia diminuito. Anzi, in ogni categoria analizzata, il carico di lavoro è aumentato drasticamente, con incrementi che variano dal 27% al 346% a seconda delle attività.
L’AI e la frammentazione del tempo lavorativo
Il tempo dedicato alla gestione delle email è aumentato del 104%, mentre l’utilizzo di chat e strumenti di messaggistica ha visto un incremento del 145%. Lo studio ha evidenziato anche come le ore lavorative nel weekend siano cresciute, con un aumento del 46% il sabato e del 58% la domenica. Questo comportamento suggerisce che l’IA non sta solo automatizzando attività, ma sta anche amplificando il volume di lavoro da gestire, erodendo così i confini tra vita privata e professionale.
Concentrazione in calo: l’ombra dell’IA
Un altro aspetto critico emerso dallo studio riguarda la concentrazione. L’uso di strumenti di IA ha portato a una diminuzione della capacità di attenzione, con il tempo dedicato a compiti profondi e ininterrotti che è sceso al 60%, rispetto al 63% del 2023. Gli utenti di strumenti di IA perdono in media 23 minuti di concentrazione profonda al giorno, mentre coloro che non li utilizzano non mostrano variazioni significative. Questa diminuzione della profondità di pensiero solleva interrogativi sul valore reale dell’IA per compiti complessi.
Un’adozione massiccia ma inefficace
Nonostante l’ampio utilizzo dell’IA, con l’80% dei dipendenti che utilizza almeno uno strumento di intelligenza artificiale, solo il 3% riesce a sfruttarne appieno le potenzialità. ActivTrak ha identificato una “zona ottimale” di utilizzo, che va dal 7% al 10% del tempo lavorativo, dove la produttività raggiunge il 95%. La maggior parte degli utenti, tuttavia, si trova al di fuori di questa fascia, utilizzando l’IA troppo poco o in modo eccessivo, soffrendo così degli effetti collaterali.
Il lato positivo: meno rischio di burnout
Nonostante i dati allarmanti, lo studio ha evidenziato un aspetto positivo: il rischio di burnout è diminuito del 22%, scendendo al 5%% dei dipendenti. Tre quarti dei lavoratori riescono a mantenere ritmi equilibrati, suggerendo che, sebbene l’IA possa generare una nuova forma di affaticamento dovuta alla frammentazione e agli eccessivi stimoli, essa contribuisce anche a un miglioramento del benessere generale.
In conclusione, mentre le aspettative attorno all’IA continuano a crescere, la realtà quotidiana di molti lavoratori racconta una storia diversa. L’adozione di strumenti come ChatGPT e Claude ha portato a un aumento del carico di lavoro e a una diminuzione della concentrazione, richiedendo un ripensamento su come integrare l’intelligenza artificiale nelle pratiche lavorative quotidiane. L’ottimizzazione dell’uso dell’IA potrebbe rivelarsi cruciale per bilanciare produttività e benessere, evitando che il lavoro diventi un fardello ancora più grande.

