Dopo aver dominato la ricerca online, i sistemi operativi mobile e la navigazione su browser, Google sembra ora intenzionata a compiere un passo avanti trasformandosi in una “everything app“. Il termine, mutuato dal modello asiatico di WeChat, indica un’unica applicazione in grado di gestire comunicazioni, pagamenti, social media, e-commerce e servizi digitali integrati.
Google diventerà una “everything app”?
Secondo quanto trapelato nelle scorse ore, Google avrebbe già iniziato a uniformare i propri servizi, da Gmail a Maps, da Wallet a Meet, per un’esperienza d’uso più coesa. Questo con l’obiettivo di trattenere quanto più possibile gli utenti all’interno del suo ecosistema.
Il primo passo verso la convergenza totale di tutti i servizi sarebbe l’introduzione di nuove funzionalità basate sulla AI all’interno del motore di ricerca. Le risposte generate da modelli come Gemini permettono a Big G di trattenere gli utenti sulle proprie pagine e di ridurre il traffico verso i siti web altrui. In prospettiva, a completare il quadro potrebbe essere la possibilità di effettuare acquisti direttamente dai risultati di ricerca o attraverso Google Pay, con la barra di ricerca che diventerebbe un hub multifunzionale.
L’azienda dispone già degli elementi necessari per un’integrazione completa: messaggistica con Google Chat, comunicazione video con Meet, produttività con G Suite, servizi finanziari con Wallet e soluzioni per i contenuti come YouTube. L’unione di queste componenti in un’unica interfaccia rappresenterebbe la prima reale alternativa occidentale a WeChat che in Cina funge da piattaforma unificata per comunicare, lavorare e pagare online.
Ok, ma come la mettiamo con la privacy?
Parlando delle possibili criticità di un’everything app, è utile ricordare che un’applicazione “onnicomprensiva” riunirebbe una quantità di dati senza precedenti nelle mani di un’unica azienda. Considerando che Google conosce già posizione, preferenze di acquisto, cronologia di navigazione e persino dati di pagamento degli utenti, la prospettiva di una “super app” non cancella di certo i timori legati alla privacy e alla gestione dei dati personali.
Se il progetto dovesse concretizzarsi, Google potrebbe ridefinire la UX in modo definitivo, e forse per sempre, ma anche aprire un nuovo fronte di dibattito sul trattamento dei dati e sul potere delle big tech.

