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Sorpresa! L’AI rende il lavoro più faticoso

Secondo una ricerca condotta da Aruna Ranganathan e Xingqi Maggie Ye, l’adozione dell’AI non riduce il carico di lavoro, ma tende a intensificarlo. Lo studio, ancora in corso, analizza come gli strumenti di intelligenza artificiale abbiano modificato le abitudini lavorative all’interno di un’azienda tecnologica statunitense di circa 200 dipendenti nell’arco di otto mesi.

Come l’AI intensifica il lavoro quotidiano

L’idea diffusa che l’AI possa liberare tempo eliminando attivitĆ  ripetitive come la stesura di documenti, la sintesi di informazioni o il debugging del codice si scontra con una realtĆ  più complessa. I ricercatori hanno osservato che i dipendenti lavorano più velocemente, affrontano un numero maggiore di compiti e distribuiscono il lavoro su più ore della giornata. Spesso senza richieste da parte del management.

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La ricerca individua tre meccanismi di intensificazione. Il primo ĆØ l’espansione dei compiti. Grazie all’AI molti lavoratori affrontano attivitĆ  che prima sarebbero state delegate ad altri ruoli. Designer e product manager scrivono codice, ricercatori svolgono attivitĆ  di ingegneria e numerosi dipendenti assumono responsabilitĆ  che in passato avrebbero richiesto nuove assunzioni.

Il secondo riguarda i confini tra lavoro e tempo personale. L’AI riduce infatti l’attrito iniziale di un’attivitĆ , piccoli compiti vengono inseriti durante pause, pranzi o momenti di attesa. Nel tempo, questo porta a giornate lavorative con meno interruzioni e a una sensazione di coinvolgimento continuo.

Il terzo elemento ĆØ l’aumento del multitasking. L’AI consente di portare avanti più flussi di lavoro in parallelo, ma questo comporta continui cambi di attenzione, maggiore carico cognitivo e una sensazione persistente di pressione.

PerchĆ© serve una “AI practice”

Gli autori avvertono che l’aumento di produttivitĆ  può mascherare un accumulo silenzioso di lavoro e stress mentale con effetti negativi su qualitĆ  decisionale, burnout e turnover. Per questo propongono lo sviluppo di una vera “AI practice“, cioĆØ un insieme di norme e routine che regolino l’uso dell’AI.

Tra le raccomandazioni vi sono pause per rallentare il ritmo, una migliore sequenza delle attivitĆ  per ridurre la frammentazione e momenti di confronto umano per riequilibrare il lavoro mediato dall’AI. Senza queste pratiche, l’AI rende più facile fare di più ma più difficile fermarsi.

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Claudio Garau
Claudio Garau
Web developer, programmatore, Database Administrator, Linux Admin, docente e copywriter specializzato in contenuti sulle tecnologie orientate a Web, mobile, Cybersecurity e Digital Marketing per sviluppatori, PA e imprese.

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