Fa causa a Microsoft per la fine del supporto a Windows 10

Un cittadino americano, residente di San Diego, Lawrence Klein, ha depositato presso la Superior Court della contea una causa civile contro Microsoft, chiedendo unโ€™ingiunzione pubblica per bloccare la fine del supporto a Windows 10 e imporre maggiore trasparenza sulle politiche di ciclo di vita del sistema operativo.

La denuncia, firmata il 7 agosto 2025, invoca le leggi californiane su concorrenza sleale, pubblicitร  ingannevole e tutela dei consumatori (UCL, FAL e CLRA) e sostiene che la scelta di interrompere gli aggiornamenti di sicurezza per Windows 10 crei un rischio per milioni di utenti e imprese, spingendoli a costosi upgrade hardware per sostituire device perfettamente funzionati.

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Il querelante richiede che venga imposto a Microsoft di continuare a fornire aggiornamenti senza costi o condizioni โ€œfino a quando il numero di dispositivi che eseguono lโ€™OS scenda sotto il 10% degli utenti Windows totaliโ€.

Le accuse: dal fineโ€vita allโ€™ecosistema Copilot+ PC

Secondo Klein, Microsoft sfrutterebbe la posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi per consolidare la propria presa sullโ€™intelligenza artificiale generativa: costringendo gli utenti a migrare a Windows 11 e, per le funzioni piรน spinte, ai โ€œCopilot+ PCโ€, dispositivi con NPU (Neural Processing Unit) ad alte prestazioni.

La denuncia collega la chiusura del ciclo di vita di Windows 10 ai requisiti hardware di Windows 11 (TPM 2.0 e CPU recenti) e al fatto che molte feature AI di nuova generazione richiedano NPU capaci di 40+ TOPS, tipiche dei Copilot+ PC.

Tali vincoli, argomenta lโ€™attore, alzano la barriera dโ€™ingresso per i concorrenti dellโ€™AI e accelerano lโ€™obsolescenza di macchine perfettamente funzionanti causando danni economici agli utenti ed una sovrapproduzione di rifiuti tecnologici.

Costi, sicurezza ed e-waste

Nel ricorso si stima che, attualmente, circa 240 milioni di dispositivi non soddisfino i requisiti di Windows 11, con il rischio di finire prematuramente tra i rifiuti elettronici o di restare in produzione senza patch di sicurezza.

Klein sostiene che la fine del supporto esponga persone e aziende a vulnerabilitร  note, trasformando la โ€œsicurezzaโ€ in una leva commerciale per accelerare la transizione hardware.

E’ giusto ricordare che, per bilanciare il rischio di sicurezza legato all’abbandono di Windows 10, Microsoft ha introdotto il programma Extended Security Updates (ESU): per i consumatori, unโ€™opzione di un anno a 30 dollari che copre fino a 10 PC associati allo stesso account Microsoft; per le organizzazioni, abbonamenti a partire da 61 dollari per dispositivo nel primo anno, con prezzo che raddoppia annualmente fino a tre anni.

In altre parole, chi si trova ad avere un PC privo delle caratteristiche hardware richieste da Windows 11 avrร  poche alternative: sostituire il PC con uno nuovo e piรน performante oppure sottoscrivere un abbonamento ESU per mantenerlo al sicuro.

La richiesta del querelante: mantenere in vita Windows 10

Oltre alla prosecuzione degli aggiornamenti per Windows 10 fino alla soglia del 10% di quota dโ€™uso, la causa domanda un ordine del tribunale che imponga a Microsoft di cessare pratiche pubblicitarie ritenute fuorvianti, di dichiarare in modo chiaro le date di fine supporto al momento dellโ€™acquisto dei dispositivi e di comunicare le alternative disponibili per chi scelga di restare su Windows 10.

Klein non chiede risarcimenti personali, ma il rimborso delle spese legali e ulteriori misure correttive a tutela del pubblico.

Il contesto: scadenze e numeri in gioco

Sul piano temporale, Microsoft indica ufficialmente il 14 ottobre 2025 come data di fine supporto per Windows 10, con copertura ESU fino al 13 ottobre 2026 per i consumatori; i programmi ESU commerciali possono protrarsi fino a tre anni, con costi crescenti.

Le tempistiche, piuttosto brevi, lasciano ai tribunali margini ridotti per decidere prima dello stop, con un notevole rischio che la controversia non si chiuda in tempo.

Sul fronte della diffusione, il ricorso cita un valore del 52,94% per la quota di Windows 10 ad aprile 2025; i dati piรน recenti di StatCounter, a luglio 2025, indicano un calo intorno al 43%, a fronte di una crescita di Windows 11 oltre il 53%. La massa critica di utenti coinvolti resta comunque significativa.

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Massimiliano Bossi
Massimiliano Bossi
Stregato dalla rete sin dai tempi delle BBS e dei modem a 2.400 baud, ho avuto la fortuna di poter trasformare la mia passione in un lavoro (nonostante una Laurea in Giurisprudenza). Adoro scrivere codice e mi occupo quotidianamente di comunicazione, design e nuovi media digitali. Orgogliosamente "nerd" sono il fondatore di MRW.it (per il quale ho scritto centinaia di articoli) e di una nota Web-Agency (dove seguo in prima persona progetti digitali per numerosi clienti sia in Italia che all'estero).

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