Il romanzo C’était ça ou mourir di Thélyson Orélien è stato escluso dalla selezione del premio Goncourt in Francia dopo le accuse di un presunto uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura. Il caso, esploso il 7 ottobre 2026, ha riacceso il dibattito sull’affidabilità dei rilevatori AI e sui confini etici tra assistenza tecnologica e creazione letteraria.
La vicenda ruota attorno a un dato prodotto da Pangram, uno dei software impiegati per analizzare i testi sospettati di essere stati generati con l’AI: il sistema avrebbe attribuito al manoscritto un punteggio del 95%. Una percentuale elevata, ma non equivalente a una prova certa che l’intero libro sia stato scritto da una macchina.
Il romanzo escluso dal Goncourt dopo un’accusa anonima
Le accuse contro Orélien sono comparse inizialmente su un tweet pubblicato dall’account “Balance ton Claude”, espressione traducibile come “denuncia il tuo Claude”. Il post è stato poi rivendicato dal saggista Samuel Fitouss, che ha sostenuto di aver sottoposto diversi passaggi del romanzo a strumenti di analisi automatica.
«Abbiamo testato diversi passaggi, in vari punti del manoscritto, ottenendo quasi sempre lo stesso risultato: 100% AI», si legge nel messaggio.
La polemica ha raggiunto la stampa francese e internazionale, intrecciandosi con segnalazioni di presunti plagi e contro-accuse di natura politica. Il libro affronta infatti il tema autobiografico della migrazione e l’autore ha origini haitiane. La discussione sull’autenticità dell’opera si è quindi sovrapposta a questioni legate alla rappresentazione, all’identità e al riconoscimento degli scrittori appartenenti a minoranze.
La commissione dell’Académie Goncourt ha deciso di escludere il romanzo per «tutelare l’integrità del premio» e continuare a «promuovere e onorare la letteratura scritta da donne e uomini». Orélien ha respinto le accuse, dichiarando: «Ho sempre amato creare e scrivere, non vedo perché avrei dovuto usare una macchina».
L’autore ha inoltre difeso la paternità delle scelte stilistiche contestate. In un’intervista a Libération ha spiegato che «immagini, ripetizioni e ritmi sono una parola viva» e che appartengono senza dubbio alla sua scrittura. Anche il suo editore francese ha preso posizione in sua difesa.
Che cosa significa davvero “scritto con l’AI”
Il punto più controverso non riguarda soltanto l’attendibilità del risultato, ma anche il significato della formula “scritto con l’AI”. Strumenti come ChatGPT e Claude, sviluppati rispettivamente nell’ecosistema di OpenAI e da Anthropic, possono essere utilizzati per generare paragrafi, correggere una frase, suggerire alternative, cercare informazioni o intervenire soltanto sullo stile.
Queste attività non hanno lo stesso peso. Un testo prodotto integralmente da un modello linguistico non è paragonabile a un manoscritto scritto da una persona e sottoposto a una revisione automatica. Anche la distinzione tra contenuto “generato” e contenuto “assistito” diventa quindi decisiva quando un premio letterario deve stabilire se un’opera rispetta il proprio regolamento.
Nel caso di C’était ça ou mourir, lo stesso Pangram definisce la percentuale rilevata come la quota di testo «generata o assistita dall’AI». Le due definizioni, però, indicano scenari molto diversi. Un punteggio numerico non chiarisce da solo se un modello abbia scritto il testo, se abbia modificato alcune parti oppure se abbia soltanto influenzato la forma finale.
Un ulteriore elemento di incertezza arriva da uno studio del 2025. La ricerca ha mostrato che modifiche minime apportate a testi interamente umani possono alterare in modo significativo i risultati dei principali AI detector, tra cui Pangram e GPTZero. In alcuni casi, oltre il 50% dei contenuti è stato classificato come sintetico dopo interventi molto limitati.
Come funzionano i detector e perché possono sbagliare
I rilevatori AI non identificano direttamente l’autore di un testo. Eseguono invece un’analisi statistica delle regolarità linguistiche, confrontando la scrittura con caratteristiche associate ai contenuti prodotti da modelli di intelligenza artificiale.
Il Ceo di Pangram, Max Spero, ha dichiarato a Le Monde di non avere mai visto «un punteggio così alto su un libro», riferendosi al 95% attribuito al romanzo di Orélien. Lo stesso Spero ha però precisato che si tratta pur sempre di un’analisi statistica e che il risultato non costituisce una prova inconfutabile.
I primi detector si basavano soprattutto sulla cosiddetta perplexity, o perplessità: un indicatore che misura quanto ogni parola risulti diversa da quella attesa in base al contesto. Un testo con costruzioni molto prevedibili può apparire artificiale anche quando è stato scritto da una persona, soprattutto se usa un registro piano, impersonale o fortemente regolare.
I sistemi più recenti hanno aggiunto una fase di addestramento. Analizzano grandi quantità di testi umani e artificiali e imparano a distinguere le rispettive ricorrenze linguistiche. Il metodo può migliorare le prestazioni, ma conserva un margine di errore e non consente di trasformare una probabilità in una certezza giudiziaria o editoriale.
La diffusione di modelli come GPT e delle applicazioni di IA generativa ha reso più complesso stabilire dove inizi e finisca l’intervento umano. Proprio per questo, nel caso di un’opera letteraria, il solo responso di un software non chiarisce né la responsabilità creativa né l’eventuale violazione delle regole di un premio.

